Gli uomini possono essere analizzati, le donne solo adorate.

Così come il Covid anche gli autori dei femminicidi mietono vittime come in una pandemia.

Era il 1960 quando le tre sorelle Mirabal Patria, María Teresa e Minerva furono ritrovate senza vita ai piedi di un precipizio, torturate dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Trujillo della Repubblica Domenicana, che le accusava di cospirazione contro il sistema.

Fu proprio questo l’episodio che diede vita ad una ribellione popolare, così importante da far decadere la dittatura dopo poco; perciò si è scelta questa data per commemorare la loro morte, mentre adesso è un simbolo mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Nel mondo, in Italia, ma anche a Tarquinia si è discusso molto su questo tema, tant’è che il 25 novembre si è tenuta presso il Teatro Comunale una conferenza con esperti e giornalisti che trattano spesso questo argomento.

Nello specifico erano presenti l’avvocato Paolo Pirani, presidente del Lions Club, che ha moderato l’incontro, Alessandra Viero, giornalista Mediaset e co-conduttrice della trasmissione Quarto grado, la quale ha illustrato alcuni dei più importanti casi analizzati nel corso del suo lavoro, Tonia Bardellino, psicologa e sociologa criminologa, che in modo più approfondito ha spiegato gli effetti psicologici causati da queste violenze, Paolo Reale, consulente di informatica forense, il quale ha spiegato il ruolo dei social nell’ambito dei femminicidi, Valerio De Gioia, giudice della Prima Sezione Penale del Tribunale di Roma, che ha analizzato alcuni dettagli di carattere legislativo, infine Antonio Mancini, commissario della Polizia di Stato, il quale ha toccato il problema dal lato della pubblica sicurezza.

A fine incontro ho avuto l’opportunità di porre qualche domanda ad alcuni partecipanti.

Al presidente dei Lions Pirani ho chiesto se erano in programma altri incontri del genere, e lo stesso ha dichiarato che da parte della sua Associazione c’è molto interesse in una fattiva collaborazione con Semi Di Pace per poter riproporre iniziative volte a sensibilizzare le persone verso questo tipo di argomenti.

La giornalista Alessandra Viero alla domanda “come è possibile essere di supporto alle donne che subiscono violenze”, ha ribadito che è fondamentale per loro denunciare qualsiasi episodio di violenza, ma è altrettanto importante l’accoglienza delle Associazioni come Semi di Pace e il supporto morale e psicologico dei centri antiviolenza.

Un’ultima domanda l’ho posta alla dottoressa Tonia Bardellino, chiedendole il motivo per il quale molte donne preferiscono non denunciare: “I molteplici motivi – ha dichiarato – riguardano soprattutto la protezione che le vittime pensano di non avere da parte delle istituzioni. Quindi il fatto che le donne, denunciando, vedono violata la propria intimità, oppure l’istinto materno che le porta ad evitare la denuncia per proteggere i figli, infine i problemi economici, poiché questi aguzzini tendono a far terra bruciata intorno alle proprie vittime, per farle sentire sole e senza supporti economici.”

Dunque, ciò che emerge con forza è che tutti, lo Stato per primo, dobbiamo dare supporto, conforto e solidarietà alle vittime di violenza, solo così daremo voce anche a quelle donne che preferiscono tacere piuttosto che denunciare.

Finirei con una frase di Oscar Wilde: “La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne solo adorate.”

Giorgia Pusceddu



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