“Quindi siete intenzionati a proseguire a tempo indeterminato l’affidamento di Paolo?”

Quando la Giudice, dopo averci ascoltato attentamente (a noi e alle altre due coppie affidatarie) e dopo aver dettato il verbale, con le nostre precise dichiarazioni, al segretario d’aula, ci ha chiesto: “Quindi siete intenzionati a proseguire a tempo indeterminato l’affidamento di Paolo?” è bastato un secondo solo per rispondere, uno soltanto.
In quell’attimo non abbiamo avuto tempo e voglia di pensare ai problemi burocratici, alle indagini psicologiche e psichiatriche di questi mesi, alla neuropsicomotricità, alla mancanza o quando va bene ai ritardi nei contributi statali.
Abbiamo detto Si, come 14 mesi fa. Anzi, Sara ha detto “Si”, con quella voce ferma ma rotta dall’emozione, come 14 anni fa. Io ho annuito e sorriso facendo da cornice al nostro assenso.
Subito dopo quindi abbiamo pensato che tanto ci sarebbero stati ad aiutarci ancora le nostre famiglie, Anna e Giovanni, le Suore, gli amici della Parrocchia e del quartiere, i Nomadelfi, la logopedista e il neuropsicomotricista (che se anche non li paghiamo alla scadenza….fanno finta di niente), quella amica che ogni volta che ci vede ci allunga venti euro, quell’altra che ci presta la casa per le vacanze la prossima estate, chi bussa alla porta con sacchetti di vestiti o pane in abbondanza e pure quelle brave persone che lavorano nello Stato e ci aiutano, periodicamente, a fare e rinnovare (è un continuo!) tutte le varie pratiche per questo e quello e quell’altro.
Abbiamo detto Si perché non potevamo presentarci a Mauro e Massimo e Matteo senza Paolo. Abbiamo detto Si perché non potevamo presentarci, altrimenti, al prossimo incrocio dei nostri sguardi.
Oggi è stata tra le giornate più dense di emozioni e di importanza della nostra vita.
La Giudice poi, dopo aver sentito anche tutte le altre brave famiglie affidatarie, dopo aver lodato il lavoro di rete di tutti, Servizi Sociali e tutore compresi, e dopo aver percepito il difficile cammino che i “genitori” di Paolo stanno compiendo, con solennità ha decretato che sarebbero potuti riprendere gli incontri con i suoi genitori naturali.
Qui la madre ha pianto. Il padre si è commosso. Noi avevamo tutti gli occhi lucidi. In poco più di un anno siamo passati dal non capire il perché di questi incontri a essere noi a richiederli, a dichiarare, al giudice, che li rivolevamo per il bene dei loro e “nostri” figli. Così sarà.
La Giudice infine ci ha voluto ringraziare dicendo “…si vede proprio che lo fate per Spirito… per Spirito, e non dico altro” e ha detto questo a nome suo ma in nome pure di tutto il Popolo Italiano che in quel momento rappresentava forte della scritta sopra il capo.
Certo, da domani amore saremo principalmente io e te a “combattere” ogni giorno per Paolo ma ci saranno anche Mauro, Massimo, Matteo e i volti di quelli già citati e dei tanti che mi e ti stanno passando davanti agli occhi, oltre queste lacrime che non smettono di scendere.
Forse saremo soli ma oggi abbiamo avuto una bella esperienza di uno Stato che funziona, uno Stato che è presente, uno Stato che è padre severo e madre comprensiva, di uno Stato che è l’abbraccio di un Popolo Intero: di uno Stato che è bello amare e servire.

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