Dall’Inferno (della Divina Commedia) con amore

Qualcuno l’altro giorno osservava che, nella Divina Commedia, l’Inferno è più accattivante del Paradiso. Ne sono consapevole e condivido, anche se penso che il Paradiso sia un notevole riassunto dei principali concetti alla base delle Fede cristiana, unita ad immagini poetiche di rara bellezza.

Comunque anche l’Inferno, tra un diavolo che “del cul fece trombetta” e un dannato che “in sé medesimo si volvea co’ denti”, offre dei notevoli spunti di riflessione; perciò … parliamone.

Sapete come Dante ci presenta Lucifero (Inf, XXXIV)? Lucifero è un gigante peloso con tre facce di colore diverso (una perversione della Trinità) e sei ali che si muovono incessantemente mantenendo gelato il Cocito. Dante lo trova conficcato esattamente al centro della Terra, là dove lo ha scagliato l’ira divina, con il ghiaccio che lo stringe alla vita e gli impedisce di uscire. Eh, già, il punto è proprio questo: gli impedisce di uscire. Capite?

Dio ha scagliato Lucifero nel punto più lontano dal Paradiso e gli ha creato attorno uno dei Regni dell’Aldilà, ma il suo è un ben misero regno. Lucifero non ne stabilisce le regole: in due occasioni Virgilio dice ai guardiani dei passaggi infernali (Caronte e Minosse) che non possono impedire a Dante il cammino perché “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”. In pratica Virgilio ricorda ai demòni che ogni loro atto deve conformarsi alla volontà divina e non certo a quella di Lucifero.

Lucifero non può neanche aprire o chiudere il suo Regno a chi vuole o trattenere con sé le anime. Nel tempo intercorso tra la morte e la risurrezione, Cristo ha divelto le porte dell’Inferno, è sceso nel Limbo (dove fino ad allora dimoravano le anime senza colpa) e ne ha tirato fuori, per portarli con sé in Paradiso, tutti i giusti del popolo ebraico nati prima di lui, ma anche Adamo ed Eva e alcuni pagani particolarmente virtuosi.

Ricapitoliamo: Lucifero non può muoversi, non può stabilire regole o divieti, non può disporre in alcun modo del suo Regno. Cosa può fare allora? Innanzitutto può esprimere la sua frustrazione: Dante ce lo mostra così intento a dilaniare con i denti e straziare con gli artigli 3 grandi dannati –  Bruto, Cassio e Giuda – da non accorgersi che Dante e Virgilio si arrampicano su di lui per uscire dall’Inferno. In realtà, però, può fare poco altro, se non aspettare che gli uomini si dannino da soli.

Dante ci mostra un re dell’Inferno che non è altro che un fantoccio, un re impotente, un re che non può nemmeno muoversi per torturare di persona i dannati o per bloccare du “fuggitivi” (perché protetti da Dio). In pratica Dante ci dice che il più grande dei demòni non ha alcun potere. L’unico potere è quello che gli diamo noi uomini. Siamo noi a scegliere di dannarci. Siamo noi a preparare il nostro Inferno qui sulla Terra. Noi non siamo “cattivi” nel senso etimologico del termine perché non siamo “prigionieri del diavolo” (in latino captivi diaboli). Noi scegliamo di consegnarci a lui. E quanto più consapevolmente lo scegliamo, quanto più ingegno mettiamo nel compiere il male, tanto più saremo vicini a Lucifero nell’Eternità.

Tutto questo sembra terribile, eppure è proprio ciò che ci fa grandi. Sulla Terra noi siamo le uniche creature dotate di libero arbitrio. Siamo le uniche creature che possono scegliere cosa fare della propria vita, ma tutta questa libertà ha un prezzo: siamo le uniche creature interamente responsabili del proprio destino. Ciò significa che la nostra ragione e la nostra conoscenza del bene e del male ci permettono di scegliere, ma ci permettono anche di valutare le conseguenze delle nostre scelte. Una volta fatte le valutazioni e prese le decisioni, sta a noi farcene carico, oggi e per l’Eternità.

Fa paura – certo –, ma secondo me è una cosa bellissima. Il messaggio è chiaro: a meno che non siamo noi a darglielo, LUCIFERO NON HA POTERE SUL MONDO!!

Perciò gioiamo della nostra libertà di figli e, anche in questi tempi difficili, serbiamo nel cuore la Virtù più bella, la SPERANZA che siamo già salvi e che nessuno, se non noi stessi, può toglierci questa salvezza.

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