Preti e suore, vergini innamorati e sposi nel cuore

A volte, spesso, si crede che la castità sia disumana e irrazionale, legata solo al dettame religioso e quindi si tratterebbe di uno sforzo della volontà che condurrebbe inevitabilmente a scompensi affettivi o a ricerche altre di gratificazione (denaro, carriera e altro). La società attuale che soffre di disarmonia nella fondamentale unità di corpo/psiche/anima spesso arriva a due derive opposte: o la sessuofobia oppure la sessuomania. La cosa non esclude i credenti e persino i chiamati alla vita religiosa e sacerdotale. C’è bisogno di recuperare l’unione interiore ed esteriore delle componenti della affettività e della sessualità.

È certamente disastroso vivere nel celibato ed è irraggiungibile un maturo equilibrio quando la castità non nasce da un dono. Un dono e una relazione d’amore potente e travolgente. Al dono segue la libera scelta.
La castità in una relazione d’amore con la sorgente dell’amore stesso – Gesù per noi cristiani – è amare non di meno ma di più.
Amare al doppio. Al triplo. Al quadruplo.

Quindi il/la vergine consacrato/a rinuncia agli atti sessuali non perché a lui/lei non corrisponda un desiderio fisico. L’umanità è insopprimibile. Il desiderio non può non esserci, ma è pienamente soddisfatto da un modo diverso di amare: generare figli e figlie nel cuore, essere padri e madri di tanta gente che ha sete di cura, essere sposi e spose di tante cause e sofferenze.

Non si può non innamorarsi.
Non si può non sposarsi.
È disumano non amare, questo sì.

L’amore casto ama
e anche perdutamente,
intensamente.
Una cosa non sa fare:
possedere.
Ma sa amare
nella libertà.

Sac. Domenico Savio Pierro

om

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