Oltre la nebbia (del funerale di Papa Benedetto XVI)

Avete notato? La croce sulla cupola di San Pietro è rimasta avvolta, per quasi tutto il tempo della Messa, nella foschia romana. È come se avesse voluto nascondersi allo sguardo degli uomini e delle telecamere. Emblema della Chiesa pellegrina sulla terra, la Basilica ci è apparsa come un gigante con i piedi per terra e la testa in cielo. In fondo l’unico, vero, autentico volto della Chiesa. Sempre santa e sempre peccatrice. Nel mondo e per il mondo. Fatta di uomini, con i loro limiti e i loro meriti, ma guidata dallo Spirito Santo. Uomo come noi, Cristo, può essere indagato, esplorato, studiato. Addirittura conosciuto per vie del tutto misteriose al genio umano.

C’è chi vorrebbe che Ratzinger fosse proclamato “ Dottore della Chiesa”. Nessuna meraviglia se dovesse accadere. Eppure tra i dottori della Chiesa figurano nomi di credenti quasi del tutto analfabeti. Caterina da Siena, per fare un solo esempio. Una conoscenza, la sua, cui si arriva per altre vie. Vie che Benedetto pur conosceva bene. Santo subito? Sarebbe bello per la nostra impazienza. Ma c’è un tempo per ogni cosa. La croce che si rifiuta di apparire durante il funerale, sembra dirci, con la discrezione che le è propria, che siamo sempre e solo dei poveri pellegrini. Che la Meta è altrove. Oltre la nebbia. Traguardo al quale non bisogna mai stancarsi di guardare. C’è. Lo sappiamo. La libertà donata agli uomini non può essergli sottratta. Dio parla servendosi di segni, a volte quasi del tutto impercettibili, altre volte più chiari ed eclatanti. Ma pur sempre segni che offre alla nostra libera interpretazione. Il feretro di Benedetto, a terra, ci ricorda che “ombra fugace è la vita”. Le personalità civili, militari, religiose gli rendono testimonianza che è stato un grande Papa. Il suo illustre successore, il nostro amatissimo Francesco, col suo deambulare incerto, è un’altra icona da conservare negli archivi della nostra memoria. Perché di questa giornata di lutto e di speranza, nulla deve andare perduto.

Bella, bellisssima, commovente fino alle lacrime, poi, l’immagine di Francesco che si ferma, tocca la bara, prega. Fosse stato per lui, avrebbe dato libero sfogo alle lacrime che ha dovuto soffocare. Benedetto e Francesco, due uomini, due credenti, due papi. Due incessanti scrutatori di quella croce che giovedì mattina voleva essere cercata. Quasi a confermare le parole di papa Bergoglio: « Benedetto ha fatto teologia in ginocchio». Si, perché solo stando in ginocchio il vero teologo – fosse anche il più acuto e preparato – può salire sulle vette di Dio per poi scendere negli abissi – sovente fetidi e ghiacciati – dei cuori degli uomini. Non si capisce la Chiesa che Benedetto ha servito e amato con zelo e che Francesco, con lo stesso zelo e lo stesso amore guida, se non si parte da quella croce che ha voluto rimanere nascosta e muta. Quante lezioni ci sono state impartite in questi giorni! Da quanta grazia siamo stati raggiunti. Certo, fummo presi alla sprovvista quel giorno in cui decise di farsi da parte.

Un poco di sorpresa, all’inizio, fu legittima. Solo un poco, però, e solo all’inzio. Poi tutto ci fu chiaro. E la lezione che ci diede non termina di certo con la nostra generazione. La dottrina di Benedetto non va studiata solo nei libri e nelle encicliche che ha donato al mondo, ma nelle azioni e nel coraggio di cui è stato capace. Ci ha detto, con i fatti, che l’autorità – ogni autorità – è servizio. Che il potere – ogni potere, soprattutto quello religioso – è necessario e legittimo solo se chi lo incarna, pur essendo il primo, arde dal desiderio di essere l’ultimo. Che ricercato per se stesso, il potere è deleterio, angosciante, frustante. Controproducente.

Papa Ratzinger si fece da parte perché un altro cireneo, “cooperasse” con il Signore per portare al mondo il messaggio antico e sempre nuovo del vangelo. Se divino è il dare, divino è anche il ricevere. E se nel dare, potrebbe – dico potrebbe – nascondersi un briciolo di orgoglio spirituale, nel dipendere da chi ti vuole bene anche questo ipotetico pericolo, purificato dal fuoco dello Spirito, è scomparso.

Maurizio Patriciello.

pa

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