Quel Natale ho provato vergogna

Giorni fa ho letto, sulla pagina facebook di un nostro concittadino, una bella poesia da lui scritta: BUON NATALE.

Bella, ma mi ha ricordato un episodio che ha lasciato un segno profondo dentro di me, anche se accadde molti anni fa.

Era l’antivigilia di Natale, attorno alla mezzanotte. Faceva freddo e nevischiava.

Tornavo a casa dopo una delle tante riunioni. Nel sottopasso che collega via Repubblica con via Baranzate incontro il Pino, a sua volta di ritorno dal Circolo “sempre Avanti”.

Pino era uno dei quattro più caratteristici personaggi che lo frequentavano.

Tutti espressione di storie d’umanità perdute, di esistenze ai margini.

Figure simili a quelle descritte e cantate da Jannacci in quel pantheon stralunato di “sacrament” e “por crist”.

Dunque lo incontro: “Ciao Pino, finito di lavorare ?” -dico scherzando- “Sì, vado a dormire. In macchina” -risponde tranquillo-. Il sorriso mi si spegne sulle labbra. “Come, in macchina?”- dico stupito-. “Non ho più casa” -risponde-

Vengo così a sapere che dopo essere stato lasciato dalla moglie e dalla figlia, da qualche giorno era stato buttato fuori di casa per affitti non pagati da anni.

Sono imbarazzato, non so cosa dire. Farfuglio qualcosa. Ci salutiamo: “Ciao Pino, Buon Natale”. “Buon Natale anche a te”.

Percorrendo gli ultimi duecento metri, prima di varcare il portone di casa, un pensiero mi assale: “Ma come ho potuto dire Buon Natale a uno che passerà la notte a dormire in macchina ? Che Buon Natale può essere per uno che lo trascorrerà così, al freddo e solo come un cane ?”.

Rifletto dentro di me e provo vergogna per non aver fatto nulla.

Oggi Pino dorme al Cimitero Parco. Ogni tanto passo di là e lo saluto:” Ciao Pino. Scusami, scusami ancora”.

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