La paternità legale di Giuseppe. Il mistero di Dio nella vita di coppia

Proprio alla vigilia di Natale, l’annuncio della nascita di Gesù, fatta dall’angelo di Dio a Giuseppe, dà l’intonazione tematica alla liturgia della parola di questa domenica. Con la nascita di Gesù, dal grembo purissimo della vergine Maria e per opera dello Spirito Santo, arriva a compimento l’eterno disegno salvifico di Dio preannunciato dai profeti. Egli è l’Emmanuele, il “Dio-con-noi”, che si chiama Gesù, perché”salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

         Nell’imminenza del Natale, il vangelo di questa quarta domenica di Avvento precisa il motivo essenziale della venuta di Gesù in mezzo a noi: ”Salvare il suo popolo dai suoi peccati”.

Attraverso Gesù, Dio si rivela come Padre che ama i suoi figli e li vuole salvi presso di sé. E’ spontaneo fare una connessione tra la prima lettura e il brano evangelico. Il colloquio tra il profeta Isaia e il re Acaz, discendente della casa di Davide, avviene in un momento drammatico per la storia del regno di Davide e della sua capitale Gerusalemme. I vicini re di Israele e di Siria si sono alleati per prendere la città santa e mettere al posto di Acaz un altro re, più favorevole alla loro politica antiassira. Il profeta Isaia invita il re Acaz a mettere la sua fiducia nel Signore, che solo può salvare Gerusalemme e dare stabilità al trono di Giuda. Egli gli propone di chiedere come garanzia un “segno” a Dio. Ma il re che si affidava più alla politica che al Signore, rifiutò. A nome di una pseudo-religiosità egli dichiarò:”Non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia denuncia la sua mancanza di fede ed annuncia un “segno” rivelatore della potenza di Dio e del suo amore: la concezione della vergine, il parto di un figlio, il cui nome indica la presenza di Dio col suo popolo, come pure la sua fedeltà. Infatti, il nome dato al figlio del re,“l’Emmanuele-Dio con noi”, è la conferma della promessa che Dio aveva fatta alla casa di Davide per mezzo del profeta Natan. Si tratta del senso primo o primario dell’oracolo di Isaia; il suo senso plenario riguarderà Gesù Cristo’ il figlio della giovane sposa, il figlio-messia, in cui si compie la promessa di Dio che accompagna tutta la storia biblica dall’Esodo all’attesa messianica. Dio viene a stare con gli uomini; allora non resta che domandarci: “e noi, chi siamo per lui e come siamo con lui?”

           Qui si salda l’intestazione della lettera di Paolo ai Romani, dove egli riassume il contenuto e lo statuto della fede cristiana. Egli si proclama “servo di Cristo Gesù”, scelto da Dio per annunciare il suo vangelo, quello “che egli aveva promesso per mezzo dei profeti nelle sacre Scritture”, cioè il messaggio della gioia che è Cristo stesso.Quindi ogni cristiano è apostolo per vocazione, chiamato al compito di annunciare il vangelo a tutti. Il vangelo di Matteo riserva, nel racconto delle origini dei tempi messianici, un posto speciale a Giuseppe, il padre legale di Gesù. Inquieto, l’angelo lo rassicura:”…Non temere di prendere con te Maria, tua sposa,perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Con la sua “obbedienza della fede” (obbedienza docile, pronta ed operosa), il “giusto” Giuseppe accoglie Maria come sua sposa e si inserisce nel piano di salvezza di Dio, assicurando la discendenza davidica a Gesù. L’umile ascolto della parola di Dio, l’obbedienza della fede, l’adesione perfetta e totale alla volontà di Dio, all’esempio di Giuseppe e di Maria: ecco le condizioni per rivivere e ricevere la grazia del Natale ormai alla porta.

Don Joseph Ndoum

Iª lettura Is 7,10-14 dal Salmo 23 IIª lettura Rm 1,1-7 Vangelo Mt 1,18-24

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