cultura

Il condominio dei Puffi

Un abitante del bosco, che è molto semplice trovare in tutta la penisola italica, e che cresce anche in modo copioso, è l’Armillaria mellea, ovvero, il fungo chiodino. Esso appartiene alla famiglia delle Marasmiaceae, e al genere Armillaria, i funghi che appartengono a questo genere hanno tutti particolarità piuttosto simili; quindi, si deve fare molta attenzione ai dettagli per distinguerli. Il nome botanico invece viene da due caratteristiche morfologiche che lo caratterizzano: armilla, in latino, vuol dire bracciale, e infatti il chiodino ha una sorta di anello intorno alla sommità del gambo. Mellea invece vuol dire color del miele, perché il colore dominante del cappello del chiodino è il giallo.

L’Armillaria mellea è un fungo parassita, ovvero, cresce sugli alberi, consumandoli; oppure si sviluppa direttamente su tronchi già morti, quindi è facile trovarlo nelle ceppaie nel periodo di ottobre-novembre con un elevato grado di umidità atmosferica o dopo abbondanti piogge. Un aspetto curioso del fungo è che il suo cappello assume un colore diverso a seconda della varietà arborea da cui si sviluppa. Ad esempio, se fuoriesce da pioppi, robinie e gelsi, ha colore giallo miele; se invece cresce sulle querce ha una tinta più scura, brunastra. Quando nasce su una pianta di sambuco o ulivo, il fungo prende colore grigio nerastro; infine, se nasce da conifere, ha colore rossastro.

Il nomignolo di chiodino deriva dal fatto che il cappello è ricurvo, e il gambo alto e sottile, caratteristiche che danno all’Armillaria mellea l’aspetto di un chiodo. Il fungo chiodino cresce sempre in gruppo, mai da solo da qui l’appellativo scherzoso del condominio dei Puffi. Si trova nel periodo autunnale, nel sottobosco, e, come si diceva, spesso nasce da tronchi di albero, di cui causa in breve la morte. Infatti, l’Armillaria mellea è la causa di una malattia dei tronchi che si chiama marciume radicale fibroso. Questo male colpisce la corteccia del tronco, che inizia a staccarsi, facendo in breve appassire anche la chioma. Inoltre, il marciume si diffonde rapidamente anche alle piante vicine.

Quando si trova un miceta che potrebbe sembrare l’Armillaria mellea, se ne deve sentire l’odore” marcio”, che è tipicamente “fungino” negli esemplari giovani, e ancora più intenso in quelli vecchi. L’Armillaria mellea si può confondere facilmente con altre specie del genere, come l’Armillaria gallica, o l’Armillaria bulbosa. Per il consumo umano, si devono adottare degli accorgimenti che possano renderla mangiabile. Il chiodino, infatti, contiene delle tossine di natura proteica, che però scompaiono se cotte ad alte temperature (circa 65-70 gradi centigradi). Quindi, il chiodino deve sempre essere bollito prima di essere preparato seguendo qualsiasi ricetta, e l’acqua di cottura va buttata. Attenzione a non raccogliere i funghi dopo una gelata, e a non congelarli da crudi. infatti è stato dimostrato che, anche se poi vengono cucinati, i chiodini surgelati conservano in parte le loro tossine, provocando dei disturbi gastro intestinali. A parte ciò, l’Armillaria mellea può essere cucinata in tanti modi diversi. Le sue carni, dopo la cottura, diventano scure; in cucina è sempre meglio usare esemplari giovani.

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