Napoli, Tra degrado e speranza il nuovo complesso universitario apre il riscatto di Scampia

Lunedì 17 ottobre, con la cerimonia inaugurale a Scampia del nuovo polo universitario dell’Ateneo Federico II per i corsi di laurea in Professioni sanitarie, verrà ricordato nella storia di Napoli, e auspicabilmente dell’Italia tutta, come un giorno di speranza. La scelta infatti, ricadendo sul quartiere periferico di Scampia, ha portato alla ribalta un luogo da sempre associato a degrado, tasso di disoccupazione record, criminalità organizzata e problemi di inclusione sociale, con una
narrazione – questa volta – tutta al positivo.

È noto come le Vele di Scampia, soprannominate dalla stessa comunità i “mostri”, siano assurte recentemente alla poco invidiabile notorietà grazie al film Gomorra e all’omonima serie televisiva. Costruite tra il 1962 e il 1975 dall’architetto Franz Di Salvo, l’intento originario era di ricreare un modello di “comunità del vicolo”, idea purtroppo disattesa visto che, nel corso degli anni, il quartiere è diventato ricettacolo di illegalità e persone ai margini della società.

La stessa evocazione delle Vele, abbinato oggi a parole altisonanti come cultura e sviluppo, non possono che provocare un misto di emozione e incredulità nell’opinione pubblica, in particolare in coloro che quei luoghi li conoscono o li hanno frequentati, e che sanno come, ad incidere sul degrado di questi luoghi, sia stata proprio la mancanza di politiche mirate da parte delle istituzioni locali e nazionali, una disattenzione che ha dapprima favorito l’affollamento e l’abusivismo, in
particolare dopo il terremoto del 1981 quando in molti iniziarono ad occupare le case e, successivamente, la diffusione dell’illegalità per la carenza di servizi e controlli adeguati da parte delle autorità.

Oggi, in quella che fu la Vela H, su un’area di 10.000 mq, si erge il nuovo Polo universitario dell’Università partenopea, che accoglie oltre 2.000 studenti, articolato in un’aula magna da 520 posti, 33 aule, 16 corsi di laurea triennale e 6 di laurea magistrale, 16 laboratori didattici, 16 ambulatori e stanze di degenza, un parcheggio sotterraneo da 90 posti auto e uno scoperto da 80 posti. Il nuovo edificio, a forma di “corona circolare”, è stato progettato dall’architetto Vittorio Gregotti, al costo di 51 milioni di euro, co-finanziato da fondi comunali e dal Fondo Sviluppo e Coesione, grazie all’accordo quadro firmato con la regione Campania. Un progetto dalla lunga gestazione, che ha visto la luce nel 2006 con la sottoscrizione del protocollo di intesa tra Comune, regione e ateneo federiciano per la realizzazione del nuovo polo di Medicina e Chirurgia, nell’ambito del piano di riqualificazione denominato Restart Scampia. E che, quindici anni dopo,
nel 2021, è stato definitivamente approvato, con la convenzione dell’allora Giunta De Magistris che ha concesso – in comodato d’uso – il polo di Scienze infermieristiche dell’Ateneo al quartiere Scampia, da inaugurare con il nuovo anno accademico 2022/2023.

Una decisione storica che ha decretato l’ingresso del quartiere in una rete di formazione universitaria, di ricerca e sviluppo, volta ad imprimere una svolta positiva sull’intero territorio. Una scelta forte che ambisce a mutare la reputazione di una zona disagiata e a fronteggiare il degrado sociale cronico attraverso la leva della cultura e della conoscenza, quali strumenti di emancipazione e riscatto sociale. Certamente una sfida coraggiosa, dai tratti suggestivi e simbolici, che porterà una ventata di aria nuova agli abitanti della zona e che, verosimilmente, avrà ricadute economiche sull’intero tessuto sociale di Scampia e, in maniera capillare, dell’intera città.

Il piano, acclamato oggi come una vittoria delle Istituzioni, che hanno investito nella cultura per portare sviluppo nel territorio, proietta Scampia e la sua comunità verso la rivalsa. A sancirne il successo però, saranno gli stessi residenti, ed in particolare i giovani che, se sapranno cogliere l’opportunità e il segnale di ripartenza che viene loro presentato grazie all’apertura della nuova sede dell’Ateneo, potranno adoperarsi nella costruzione di un futuro migliore, una scelta che resta individuale e legata all’animo umano. Certo è che il nuovo complesso universitario di Scampia pone l’accento sull’importanza della buona politica che – per essere tale – necessita innanzitutto di un lavoro sinergico tra le amministrazioni pubbliche e i cittadini. Solo così facendo può adempiere al suo nobile compito di
ricerca del bene comune.

Noemi Nicoletti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *