Alba ed Elvira ed ancora la morte a Napoli

MAMMA ALBA – È la notte tra domenica e lunedì scorsi. A Napoli l’aria, appesantita dall’afa, ha finalmente lasciato il posto a un venticello fresco. Sono ormai le tre del mattino. Una donna di 34 anni, dipendente di un locale sul lungomare, tira un respiro di sollievo. La sua giornata di lavoro è terminata. Ancora un’ultima incombenza – i rifiuti negli appositi cassonetti – e poi a casa per il meritato riposo. Elvira – questo il nome della giovane – esce con i sacchetti.

Un attimo. Un attimo solo ed ecco sbucare una motocicletta a tutta velocità. Ecco il conducente lanciarsi in una stupida e micidiale impennata. La moto avanza sulla sola ruota posteriore, mentre lui – come se fosse una cavalla impazzita – tenta di domarla. Non ci riesce. Perde il controllo e investe in pieno la povera donna. Elvira viene trascinata sull’asfalto rovente per alcuni metri. Una scena straziante. Siamo in via Caracciolo, una delle strade più belle e spettacolari di Napoli.

Da un lato i palazzi antichi, che si susseguono, i monumenti, i locali; dall’altro lato, il mare con, incastonate, le perle che tutti ci invidiano, Capri, Ischia, Procida e, sullo sfondo, elegante, familiare, arcigno, il Vesuvio. Napoli è bella. Bella e tormentata. La mamma di Elvira è una donna ancora giovane. Bella e tormentata come la sua città. Il suo volto è un libro aperto nel quale anche gli analfabeti possono leggervi un dolore immenso. Elvira tardi a rincasare e per Alba inizia il calvario dell’attesa.

Quante volte sua figlia le ha detto di non preoccuparsi, di stare serena, che non è più una bambina, che sa badare a se stessa. Alba lo sa, è cosciente di essere esagerata, ma da quando Mustafa, suo figlio e fratello di Elvira, otto mesi fa, è morto in un ‘incidente’ stradale, lei è diventata più fragile, più angosciata, più ansiosa. Ha paura, Alba. Ha paura che qualcosa di brutto possa accadere anche all’unica figlia che le è rimasta, Elvira. Ha il terrore del telefono, dei suoi squilli, del suo silenzio. E l’incubo che, da otto mesi, la tiene stretta in una morsa, togliendole il respiro, diventa realtà. Il telefono s’illumina. Vibra. Una voce pietosa, concitata, le dice che a Elvira è accaduto qualcosa, ma che non deve preoccuparsi, non è niente di grave, è solo ricoverata in ospedale. Ma è viva. Ce la farà.

La speranza, acerrima nemica della morte, prende a galoppare, accompagnata alla preghiera. Corre Alba verso l’ospedale. Chiede. Interroga con gli occhi. Le notizie sono scarse, contraddittorie, imprecise. Passa qualche ora. Qualcosa di grave sta accadendo. C’è un via vai sospetto. Parole sussurrate a mezza voce. Occhi lucidi. Qualcuno grida, si dispera. Elvira è morta. Chi avrà il coraggio di dirlo ad Alba? Chi si accollerà questo ingrato compito? Ancora qualche bugia pietosa. In attesa di cosa? Non si sa. Alba capisce. Elvira se n’è andata.

E lei è rimasta spaventosamente sola. La terra trema. Barcolla, Alba. Crede di impazzire. I suoi due adorabili figli, uccisi, con le stesse modalità, in solo otto mesi. Una telecamera ha ripreso la scena della morte di Elvira. La verità è sotto gli occhi di tutti. Stavolta sarà più complicato per la difesa andare alla ricerca di cavilli. Venerdì mattina. Un gruppo di parenti, amici, conoscenti si danno appuntamento nel luogo dell’’ incidente’. Sento forte il dovere si stare con loro. Vado. Mi metto in angolo con la corona del rosario in mano. C’è tanta rabbia, tanto dolore, tanto sconcerto. Tutti si lamentano del degrado in cui versa, di notte, una delle strade più belle e famose d’Europa. Tutti si chiedono come sia possibile poter sfrecciare a folle velocità, senza casco, impennando e arrecando danni alle persone senza che il reo venga fermato e multato severamente.

Come possa accadere che la vita della gente perbene debba essere messa a repentaglio da balordi con pochissimo cervello e poco cuore. Abbraccio Alba. La stringo forte al cuore. Provo a mettermi nei suoi panni. Non ci riesco. Non dico una parola. Prego. Per lei. Per la mia Napoli e per coloro che la governano. Per il dolore che inonda il mondo. Per i nostri ragazzi, perché si rendano conto che una loro stupida follia, può avere conseguenze inimmaginabili. A mamma Alba l’abbraccio anche dalla nostra grande famiglia di ‘Avvenire’.

Padre Maurizio Patriciello.

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