Non perderti in chiacchiere: datti da fare!

Spesso Gesù alle domande poste nei Vangeli non risponde direttamente, anzi molto spesso le ignora, ma non si ferma nel silenzio di chi è indifferente all’interlocutore. Gesù non è disinteressato a chi gli pone domande, ma converte col suo annuncio le domande mal poste.

Oggi assistiamo ad una questione teologica, un dibattito tra i rabbini contemporanei di Cristo, in cui anch’egli viene coinvolto. Il dibattito verteva sul numero dei salvati; per alcuni dei rabbini tutto Israele verrà salvato per la promessa fatta ad Abramo e alla sua discendenza, per altri solo pochi tra gli Israeliti. E Gesù che ne pensa? Pochi o tutti, pochi o molti?

Cristo direttamente usa degli imperativi che inducono tutti gli ascoltatori, ora noi che stiamo davanti a questa pagina di Vangelo, a darsi da fare perché il Regno di Dio è come una porta piccola, stretta e che ad un certo momento verrà chiusa dal suo padrone. Ma come? Porta dalle dimensioni ridotte e per poco tempo? Dov’è il cuore largo di Dio, che allontana le nostre colpe da lui quant’è la distanza tra occidente e oriente; dov’è il suo amore, che è per sempre?

Senza perdere la fiducia e la serenità in Dio, anzi rafforzandole con gioia, siamo invitati all’impegno, direbbe don Primo Mazzolari. Impegno fattivo. Concreto. Senza perdite di tempo. “Oggi, e non domani”, diceva San Giuseppe Marello, vescovo di Asti. E don Luigi Orione, che non si risparmiava mai per il suo zelante e infaticabile impegno pastorale a favore dei più poveri, una volta rispose a chi gli ricordava benevolmente di dedicarsi anche al riposo e a se stesso: “Non ho tempo per me qui sulla terra”.

Lungi dallo stakanovismo, questo è l’atteggiamento del discepolo che ha a cuore il Vangelo, ha dentro il suo sangue la passione per il regno, nel cuore freme per l’attesa dei cieli nuovi e della terra nuova. Questa fede che opera nella carità è l’appello fatto da Cristo. A chi vorrebbe sentirsi rassicurato e quasi prediletto tra i slavati, per motivi di ordine religioso e nazionalistico – siamo figli di Abramo, siamo Israeliti, siamo cattolici, sono un prete o un consacrato – Gesù risponde che non c’è alcuna garanzia per la salvezza, ma un cammino da intraprendere. E gli orizzonti del Regno si allargano ai lontani, ai pagani e ai peccatori che accolgono la parola con fede umile e semplice – questa è la piccolezza di spirito che fa entrare per la porta stretta – e i criteri di valutazione vengono convertiti, dal particolarismo settario ed esclusivista alla salvezza universale richiamata da Isaia nella prima lettura.

Ci sono nella nostra testa gretta e superba primi posti che nell’occhio di Dio sono ultimi posti, fuori della sala del banchetto dell’Agnello, e vi sono anche ultimi posti (le persone giudicate indegne e peccatrici) che invece nel cuore del Signore occupano un posto privilegiato. La salvezza è dono per tutti, è dono di Dio per ogni uomo e donna e nessuno ha il diritto di fare ragionamenti su chi e su quanti e su come si salveranno. A chi è fermo in questi tortuosi, inutili e dannosi pensieri, la Parola dell’Evangelo risponde dicendo: poche chiacchiere, e datti da fare. Mani al lavoro e
cuore in Dio. Donati, adesso; in quest’attimo ama, e incontrerai Dio nella tua vita. Ci aiutino ad accostarci alla tavola eucaristica queste parole ancora una volta di Don Mazzolari, che sembrano proprio eco della pericope lucana di questa domenica:

Ci impegnamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegnamo
senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.
Ci interessa perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci impegnamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore.
Ci impegnamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo.
Ci impegnamo
perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

XXI Domenica del tempo Ordinario – Assisi, 21 agosto 2022

don Domenico Savio

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