Sullo Stromboli, e dentro di noi, la vita è ritornata

Quindici anni fa sarei dovuta venire alle Eolie insieme a mia madre ma lei era malata e la sua migliore amica stava morendo dello stesso male. Alla fine venni lo stesso e la quota di mia madre venne presa dal mio compagno che poco dopo divenne mio marito. Il soggiorno tuttavia non fu leggero: l’aria del lutto imminente ci aveva seguito da casa a Lipari. Visitammo alcune isole e ci promettemmo di tornare in un’altra epoca della nostra vita per salire sullo Stromboli. Fu una promessa tra noi o forse fu una speranza per momenti migliori. E tutto accadde. L’amica di mia madre si spense con lei vicina. Poco dopo toccò a mia madre.

Sono passati anni da allora, io, mio marito e mio figlio siano tornati alle Eolie in questi giorni con la certezza dentro che tanto, se non tutto, si era compiuto: il cielo aveva vinto due anime belle e noi due eravamo diventati famiglia.

Lunedì 25 luglio siamo saliti sullo Stromboli e grazie ad un trekking della durata di oltre 5 ore abbiamo assistito a diverse eruzioni da una vicinanza capace di regalare emozioni pur in sicurezza totale. Il valore aggiunto dell’esperienza è stata la nostra guida: Renzo, un trentenne nato e vissuto a Stromboli. La scalata ai crateri principali per buona parte ha attraversato un ampio terreno vittima di recente incendio e Renzo non ha potuto non raccontarci l’evento di cronaca che già conoscevamo: il 25 maggio di quest’anno durante le riprese televisive di una fiction, si è creato un incendio che poi, fuori controllo, ha bruciato 200 ettari di macchia mediterranea. Di giorno i canadair hanno mostrato i muscoli ed hanno aiutato molto ma di notte il loro volo è risultato impossibile per il buio. Così, ci ha raccontato Renzo, la comunità si è unita più di quanto già non sia e 300 persone armate solo di pale e terra hanno fatto scudo di fronte alle fiamme. L’incendio ha lambito le case più alte del villaggio di Stromboli ma di fronte a tanto ardore anche il fuoco si è inchinato ed ha ripiegato. Nessuna vittima tra uomini ed animali, nessuna casa distrutta. All’alba, dopo quella che gli abitanti ricordano come la notte più lunga dell’isola, l’incendio era spento. Ma i miracoli non erano finiti. Dopo tre giorni, le guide del cratere, tra cui Renzo, fecero un giro per prendere atto dei danni e poterono constatare con uno stupore reverenziale che tra la cenere e la terra ancora calda, la rugiada del vulcano a 72 ore dal devastante rogo aveva permesso la rinascita: ginestra, piante di capperi, rami di felci erano già germogliati.

Gli abitanti raccontano tutto con umiltà e gratitudine; non c’è rancore per quanto successo di doloso. Le indagini sono in corso, sull’isola di parla solo di arroganza umana. Per gli abitanti di Stromboli l’unica cosa degna di essere raccontata è la resilienza della natura: tre giorni dopo l’incendio, tra la cenere, la vita è ritornata.

Valeria Terzi

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