Inferno canto 3 – terzo passo verso la consapevolezza – l’Inferno è la fine di ogni speranza

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.3

Giustizia mosse il mio alto fattore;

fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ’l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate

Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”.  L’inferno è la fine di tutto, di ogni speranza. C’è l’inferno perché abbiamo la libertà, perché noi siamo uomini. E’ per consentire la libertà che Dio ha creato l’Inferno. Dio ci ha creato liberi, liberi anche di rinnegarlo, di andargli contro.

In questo Canto Dante ci insegna qualcosa sulla Giustizia di Dio: la corrispondenza del destino eterno all’uso della libertà che gli uomini hanno fatto sulla Terra. Tutti i giorni ognuno di noi scegliere se vivere l’inferno o il paradiso, se essere per l’altro inferno o paradiso. Nel proseguire la lettura della Divina Commedia continuiamo quindi a ricevere indicazioni per la nostra vita quotidiana sulla terra. Stampiamocelo bene in testa: non è un viaggio nell’Aldilà, è un viaggio per capire la vita che stiamo vivendo.

Tra le espressioni famose di questo canto incontriamo anche: “Ogne viltà convien che qui sia morta”: il male bisogna guardarlo in faccia con forza, con coraggio e poi bisogna avere una guida sicura, serena che ci sostenga.

Qui vi sono i dannati che “Hanno perduto il ben dell’intelletto”:  hanno perso la Ragione e Dio, cioè quello a cui la ragione tendeva. E’ il primo accenno che Dante fa al binomio Ragione e Dio (guardate come è attuale questo confronto quando ancora oggi spesso parliamo del rapporto tra scienza e fede). Può bastare la ragione o serve anche Dio per raggiungere la consapevolezza, quindi la felicità? Piano amici, andiamo piano. Non abbiate fretta. Il percorso va fatto un passo alla volta.

In questo canto vi sono gli Ignavi, color che vissero “sanza infamia e sanza lodo”: non meritano considerazione, nessuno li vuole, sono ai margini di tutto, anche dell’Inferno quindi “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”.

Perché Dante li disprezza tanto? Perché non è cristiano non agire, non sbagliare, non fare niente e il poeta chiosa dicendo “Questi sciaurati, che mai non fur vivi”.

Infine gran finale che serve a tutti noi. Caronte vuole sbarrare il passaggio a Dante, profetizzandogli che non lo rivedrà mai più (quindi l’Alighieri si posiziona già almeno in Purgatorio), ma Virgilio interviene dicendogli di lasciarlo passare, perchè Dante deve fare tutto il percorso che è stato deciso là dove tutto si decide ed ecco la famosissima espressione: “vuolsi così colà dove si puote, ciò che si vuole

Bibliografia: Dante Alighieri – Inferno – Commentato da Franco Nembrini – Illustrato da Gabriele Dell’Otto – prefazione di Alessandro D’Avenia – Edizioni Mondadori

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