Reagire a una perdita si può, si deve

PERDERTI

Non me l’aspettavo. Non pensavo che sarebbe stato possibile. Invece è successo.

Perderti.

Il cuore si è lacerato. Anche il corpo: sembra intero, ma è tutto rotto.

Eri una montagna. C’eri sempre. Sapevo dove trovarti. Guardavo fuori dalla finestra e vedere il tuo profilo, definiva l’orizzonte del mio vivere.

Un giorno invece … il vuoto. Un buco ha preso il posto di te. E’ un buco pieno di niente. Più provo a riempirlo, più mi sento vuoto.

Nel perderti, mi sento perso. E non so come ritrovarmi. Per ritrovarti, dovrò amare in assenza. Per ritrovarmi, ci riuscirò. Nell’assenza, sarai ancora qui. Dentro al mio cuore, io e te saremo per sempre noi.

Nella vita ci sono perdite inevitabili, che ci fanno sentire smarriti, vuoti, pieni di dolore. Il lutto è la perdita più tremenda, perché non può essere risolta in alcun modo. Genera voragini in cui si rischia di precipitare senza più sapere come venirne fuori. Ma non è poi molto diversa l’esperienza della fine di un amore. Anche la perdita di un lavoro può farci sentire impotenti e pieni di dolore. Le trasformazioni cui una perdita ci costringe sono lente e faticose. Ma avvengono. Nel silenzio. Nel potere curativo del tempo. Nella vicinanza silenziosa di chi sa farsi prossimo a noi. E ciò che non è più presente, diventa all’improvviso accettabile nell’assenza.

Ci si alza un giorno e si scopre che ce l’abbiamo fatta. Quel buco che ci aveva risucchiato ci restituisce a noi stessi. Non si dimentica nulla di ciò che è stato. Ma non se ne è più in balia. Se conoscete persone che stanno soffrendo per una perdita – e in questi mesi può essere successo a tanti – condividete questo messaggio. Se credete che qualcuno possa trarre giovamento da queste parole o rielaborare un passaggio complicato legato ad un abbandono d’amore, proponetegli questo testo in lettura. La vita si impara.

Alberto Pellai

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