Mamma Samantha è Astro Samantha

Sperando di non perdere amiche, ho scritto una cosa piccina dalla parte di Samantha Cristoforetti (e della Via Lattea)A bordo della navicella Crew Dragon Samantha Cristoforetti, prima donna italiana negli equipaggi Esa, è tornata sulla Stazione spaziale internazionale. Trascorrerà cinque mesi tra il formicolare degli astri, osservando quel minuscolo pomo perso nell’eternità degli spazi (come lo chiamava Buzzati) abitato da miliardi di esseri rinserrati che si amano, sperano, fanno la guerra, si ammazzano, muoiono. E dal quale il padre dei suoi figli, Lionel Ferra, ingegnere aereospaziale la indicherà, puntino luminoso, ai suoi figli, Kelsey Amal di 6 anni e Dorian Lev, un anno solo.

Cristoforetti ne ha sempre parlato come la colonna e il riferimento della sua famiglia, l’uomo che addestra gli astronauti come lei, nella base di Colonia, e al quale lasciare in piena fiducia i suoi beni più preziosi.Da noi altri qui, rinserrati nelle nostre beghe piccine, Samantha Cristoforetti è stata descritta ora come la donna che ha sfondato il patriarcato e ribaltato i ruoli di genere, ora come una madre senza scrupoli che abbandona i propri figli sacrificando il loro bene all’altare della carriera. Una Minerva, dal nome della seconda missione Iss, che spadroneggia sull’uomo, la prole, padroneggiando l’inaccessibile e sterminata pace del cosmo.

Eppure tanto è stato scritto sul plenilunio che illumina pastori erranti, Camus, Leopardi, le Odissee di Kubrick e l’Ulisse dantesco, sulla bellezza senza rimedio che lascia l’uomo in fremente attesa sotto la volta celeste.Poesia spicciola? No, senso del mistero che illumina il pozzo della vita. Come si fa a non pensare al dialogo costante e serrato di questa donna con gli enigmi dell’universo, i suoi 45 anni colmi di presentimenti e attesa di partecipare a quella festa silenziosa tra le stelle, e che questo desiderio non abbia intessuto le viscere che hanno custodito i suoi figli?

Che c’entrano i ruoli, il genere, l’abbandono dei minori con una madre che sarà attesa per cinque mesi portando al suo ritorno sguardo e cronache delle meraviglie da offrire ai suoi bambini? Ciò che porterà sarà valsa la loro attesa, con gli occhi puntati al cielo, seguendo un puntino luminoso indicato dal dito del papà? È forse riducibile a rango di babysitter o alfiere della parità di genere quel padre che indica ai figli la Via Lattea e il volto certo della mamma oltre le paure, la fatica, la nostalgia?

Benedetta nostalgia di una mamma che verrà: Samantha Cristoforetti starà via cinque mesi. Cinque mesi che non toglieranno una madre ai suoi figli, non sovvertiranno i legami uomo-donna, non toglieranno un briciolo al senso della maternità di chi invece di una navicella prende l’autobus o il carrello della spesa, con la stessa dedizione sovrumana. Giudicarla una buona femminista o una cattiva madre, questo sì che toglie profondità e ragione all’anelito all’infinito che ogni madre, tra i finiti viottoli e corridoi di questo pomo minuscolo dove si ama, si spera, ci si fa la guerra, trasmetterà al proprio insostituibile bambino.

Qui il pezzo! https://www.tempi.it/samatha-cristoforetti-alzare-sguardo/

Caterina Giojelli

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