“Tutto per i bambini”: un romanzo sulla sovraesposizione dei minori nell’online

Due fratelli vivono più nell’online che nella vita reale. Da quando sono piccolissimi, Melanie, la loro mamma, ha cucito intorno alle loro esistenze “Happy Recrè”, un canale Youtube di enorme successo in cui tutto di loro viene mostrato, condiviso, reso pubblico. Un giorno, però, Kimmy Diore, la figlia secondogenita di Melanie, scompare e nessuno sa che fine abbia fatto. “Quella bambina messa in mostra dalla mattina alla sera, quella bambina che si poteva vedere in tuta, in shorts, con un abito, in pigiama, vestita da da principessa, da sirena o da fata, quella bambina la cui immagine era stata moltiplicata senza limiti, si era volatilizzata. Era scomparsa dal mondo saturo di marchi e di simboli nel quale era cresciuta, come se una mano invisibile avesse deciso di colpo di sottrarla allo sguardo” (pag. 103).

Il libro “Tutto per i bambini” di D. De Vigan (Einaudi ed.) è un viaggio dentro la fragilità narcisistica di noi genitori. Al centro c’è una famiglia che vive online, in cui i bambini sono i protagonisti di una sorta di “Truman show” di cui la regista è la mamma. Ci sono voragini di bisogni in questo romanzo: quelli invisibili dei bambini che ogni giorno vengono resi protagonisti di uno spettacolo che non hanno scelto, trasformando la loro esistenza in un luna park gestito da sponsor e spettatori. Quelli degli adulti, che in questo romanzo hanno identità fragili e confuse, che nella virtualità trovano un terreno di coltura denso ed opaco in cui si crede di poter diventare tutto, quando in realtà si teme di non essere niente.

C’è anche una profonda analisi di come l’online stia trasformando il nostro modo di guardare a noi stessi, ai nostri valori, alle nostre vite, alle nostre relazioni intime e famigliari. “Tutto per i bambini” è un romanzo avvincente che si legge come un thriller e fornisce molte informazioni su cosa sta capitando alle nostre vite di genitori e di figli, assaliti dal bisogno di visibilità e di esibizione. E’ un libro che fa riflettere e che racconta verità che a volte non troviamo neppure in un saggio psicologico dedicato all’impatto con cui la virtualità condizione il modo in cui percepiamo e costruiamo oggi il “principio di realtà”.

A pag. 184 l’autrice scrive che un tempo si credeva che “il Grande Fratello si sarebbe incarnato in un potere esterno, totalitario, autoritario contro il quale sarebbe stato necessario ribellarsi. Ma il Grande Fratello non aveva avuto bisogno di imporsi. Il Grande Fratello era stato accolto a braccia aperte e con il cuore affamato di like, e ognuno aveva accettato di essere l’aguzzino di se stesso. Le frontiere della privacy si sono spostate. In cambio di un clic, di un cuore, di un pollice alzato si mostravano i propri figli, la propria famiglia, si raccontava la propria vita. Ognuno era diventato il gestore della propria esibizione che era diventata un elemento indispensabile alla realizzazione di sé”.

Nessuna citazione meglio di questa può spiegare perché io ho divorato questo romanzo, l’ho trovato così profondo e contemporaneo da non potere non condividere tutte queste impressioni con voi che seguite la mia pagina. Non posso spoilerare che fine ha fatto Kymmy né se viene ritrovata, ma posso dirvi che in più pagine e in più passaggi di questo romanzo saprete ritrovare un nuovo sguardo con cui ripensare al modo in cui ciascuno di noi abita oggi le sue due vite: quella reale e quella online. #NOADV

alber

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