Chiamiamo a raccolta i buoni: occorre che gli adulti comprendano che educare è loro esplicito dovere

PERDONACI, GIOVANNI. Giovanni non ce l’ha fatta. È morto a soli 19 anni dopo essere stato accoltellato almeno sette volte. In un istante, senza che nemmeno se ne accorgesse. Il suo amico, invece, anche se ferito gravemente non è in pericolo di vita. Autori dell’orrendo crimine due minorenni di Torre Annunziata. Angoscia allo stato puro, domande destinate a rimanere senza risposte. Genitori che piangono, genitori che sperano, genitori che tentano di capire che cosa sia successo ai loro “bambini”. Nei giorni in cui la Chiesa c’invita a riflettere sulle ultime ore della vita di Gesù, a trovare il coraggio di accompagnarlo sul Calvario, a passare la nostra mano sulla sua fronte insanguinata, Giovanni è morto.

“Che cosa è l’uomo che tu ne prendi cura?” Già, che cosa è l’uomo? O, meglio, chi è l’uomo, questo uomo che mi cammina accanto o che siede dietro di me in chiesa o al cinema? Chi sono io, Signore, questo strano, povero uomo del quale continui a fidarti?

Giovanni è stato accoltellato nel corso di una lite. Motivazioni ce ne saranno, certamente; certamente saranno stupide e banali. Niente può giustificare l’uccisione di una persona umana. E se l’omicidio è avvenuto per le mani di un “quasi ragazzino” gli adulti – tutti, a cominciare dai genitori – non possono lavarsi le mani a buon mercato. Nessuno può dire che questo orribile fatto di sangue non lo riguardi.

Abbiamo iniziato la “Settimana santa” all’insegna dello sconcerto e del dolore per la spietata, “disumana e sacrilega” guerra che si sta consumando sul suolo dell’Ucraina, ma siamo costretti a guardare anche in casa nostra. Che ne è della vita umana? Quale considerazione i bambini, gli adolescenti, i giovani hanno di essa? Che cosa fu mai insegnato loro? E quel coltello! Possibile che un ragazzino esca di casa con un coltello in tasca? Possibile che trovi il coraggio e la capacità di infilarlo una, due, sette volte nel corpo del rivale?

Fermiamoci, per carità. Fermiamoci tutti. Corriamo in aiuto alle famiglie, alla scuola, alle parrocchie. Mettiamoci insieme con serietà e immensa umiltà. Chiamiamo a raccolta i buoni. Chiediamo agli esperti che cosa si stia inceppando nella mente e nel cuore dei nostri giovincelli. Cerchiamo di capire da dove proviene questa rabbia che si portano dentro e che sfocia poi in azioni raccapriccianti. I nostri paesi debbono ritornare a essere vivibili. Tanti comuni del Napoletano che sono attualmente sciolti o risciolti per infiltrazioni camorristiche, anche a pochi chilometri da Torre del Greco, stanno a dire che il malaffare, la bramosia del denaro e del potere, la camorra, questa maledetta serpe che si contorce ma non muore, sono penetrati anche nei santuari della legalità e della civiltà. Un comune sciolto per infiltrazioni mafiose dovrebbe fare saltare dalle sedie i rappresentanti e i difensori della democrazia e del diritto. Invece passano quasi inosservati, come se fossero semplici incidenti di percorso.

Sono appena tornato da una delle tante scuole dove, invitato, vado a parlare con i ragazzi. Che responsabilità. Non ci s’ innamora della bellezza senza una vera educazione al bello, non si ama la verità se non si viene aiutato a gustare il vero. Anche la pietà, verso gli animali e gli esseri umani, va seminata, innaffiata, curata. Va fatta crescere, ammirata, gustata. Vissuta e travasata. Tutto ciò che è piccolo diventa grande. Ogni pur minimo gesto di prepotenza prima o poi porterà i suoi frutti. Occorre estirparlo alla radice. Occorre che gli adulti comprendano che educare prima di essere un loro diritto è loro esplicito dovere. Un dovere che incombe su tutti.

La morte di Giovanni, anche se avvenuta per le mani di un minorenne di cui non conosciamo, e non vogliamo conoscere, il nome, pesa su tutti. Con coraggio ce ne assumiamo la responsabilità, con onestà ammettiamo di aver sbagliato. Con fiducia vogliamo ricominciare a camminare insieme ai nostri figli. Ad amarli ed educarli. Caro Giovanni, perdonaci se ti abbiamo lasciato solo, se non abbiamo saputo tutelare e difendere la tua giovanissima e unica vita.

Maurizio Patriciello.

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