Lu pallo’: dal tetto della Chiesa di Ascoli Piceno rotolano i palloni dei nostri ricordi

Per quelli della mia generazione, il pallone non era un regalo, bensì Il regalo.
Quello giusto, quello per ogni occasione.
Quando non volevi proprio sbagliare, sapevi cosa regalare.
Non ci davamo appuntamento, non era necessario, i nostri campi erano lì, a dare sicurezza a noi ed ai nostri genitori, che finché eravamo al “campo” non poteva accadere nulla di male.
Le cadute ed escoriazioni varie, erano io quotidiano, e neanche se ne parlava, fratture e dolori più evidenti, danni collaterali che “servivano a crescere”.
Ognuno usciva con il proprio pallone, per non correre il rischio di perdere minuti preziosi a cercarne uno.
Si sceglieva sempre il miglior pallone, il Supertele se c’erano bambini piccoli, il Supersantos, per quasi tutto, è quello ad esagoni bianco e nero quando si faceva sul serio.
Si faceva sempre sul serio.
Il calcio era un gioco.
Il calcio era il gioco di tutti, poi per qualcuno, generalmente i più bravi diventava uno sport, gli altri ne facevano altri, ma lu pallo’ era il gioco di tutti.
Ad Ascoli per di più il Calcio è una religione.
Di oratori in realtà ce n’erano pochi, ma per fortuna molte chiese con piazzali davanti.
E quindi partite che duravano ore, con squadre quasi mai di pari numero, con cambi in corsa per abbandono, e vincitori decretati sempre grazie a quell’ultimo gol sempre decisivo.
E poi d’estate i tornei rionali creati in un paio di giorni, con regolamenti improvvisati che sembravano molto più regolamento di conti, con campi in strada dove una porta era disegnata sul muro e l’altra due maglie, che venivano strette all’occorrenza, la traversa oggetto di discussione ed il rigore assegnato sempre e solo dopo l’arrivo dell’ambulanza.
Ascoli ed il circondario era tutto così, bastava una piazzetta, ed un eroe di provincia, che da noi nella maggior parte dei casi si chiamava Casagrande, Pedro Troglio, Lorieri, o in tempi più recenti, Sasa Bruno, Gaetano Fontana o Andrea Barzagli.
Quei palloni non sono poi così tanti, correlati innanzitutto a quelli persi nei fossi e nei fiumi, finiti in qualche casa o balcone e mai più rivisti,
Son pochi soprattutto paragonati alla felicità che ci hanno regalato

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