L’incontro con Giovanni Impastato alla Cittadella di Semi di Pace

Lungo il viaggio tra Fiumicino e Tarquinia abbiamo parlato di Peppino, della sua passione per Gramsci e per Pasolini culminata in quella poesia “Supplica a mia Madre” che Peppino recitava spesso a mamma Felicia. Abbiamo condiviso la rabbia per una recente sentenza che, grazie ad un cavillo burocratico, farebbe tornare “la casa memoria Felicia e Peppino Impastato” nelle mani del figlio del boss Tano Badalamenti. Un’offesa per tutti quelli che si battono contro la mafia e per quelli che sono morti negli anni per questo motivo.
All’arrivo alla Cittadella di semi di Pace Luca Bondi, il Presidente, ha accolto Giovanni con affetto e calore raccontando la storia del luogo e dell’Associazione. Nonostante il freddo vento di tramontana siamo rimasti all’aperto davanti ai due memoriali prima di rientrare nella biblioteca dove sono stati condivisi altri racconti, passati e presenti, tra vecchie foto e nuove emergenze, su tutte quella della guerra in Ucraina che sta vedendo Semi di pace impegnata in prima linea per la raccolta di fondi e materiali da inviare sui luoghi teatro del conflitto. Si legge nelle parole di Luca l’emozione per la partecipazione straordinaria di tante persone che in questi giorni si sono prodigate per dare un concreto contributo a favore delle popolazioni vittime della guerra.
Con l’arrivo degli amici dell’Anpi e dell’associazione la visita di Giovanni è proseguita con il memoriale della Shoah prima e del migrante dopo. La prima ha visto, nel cammino di avvicinamento al carro merci, Giovanni soffermarsi, attento ed emozionato, davanti ai pannelli informativi, procedendo con lentezza e consapevole partecipazione. Dopo essere entrato nel vagone ha acceso un cero ed è rimasto, visibilmente commosso e turbato, in silenzio per qualche minuto prima di trasferire le sue emozioni sul registro dei visitatori. Lentamente il gruppo ha proseguito il cammino passando sotto il memoriale del migrante condividendo anche qui la commozione per i tragici eventi che troppo spesso si verificano nel nostro Mar Mediterraneo. Il sole al tramonto ha addolcito la visita regalandoci una degna cornice di struggente bellezza.
Ritornati nella sala Conferenza abbiamo ascoltato sia nelle parole di Luca che in quelle di Cinzia Brandi e di Giovanni lo stesso desiderio di alimentare la memoria delle persone e dei luoghi. Solo questa potrà aiutare il percorso di solidarietà, di fratellanza, di condivisione, di integrazione degli uomini.
Giovanni poi ha ricordato la figura di Peppino che si è battuto con passione, coraggio e impegno costante a difesa della giustizia sociale. La sua tragica morte fu infangata dalle forze dell’ordine e dai poteri dell’epoca con lo accusarono di suicidio o di essere rimasto vittima di un suo atto terroristico. Il film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana ha reso Peppino immortale aiutando la ricerca della verità giudiziaria che portò alla condanna dei mandanti ed esecutori del terribile omicidio. Giovanni ha voluto ricordarci che Peppino non voleva essere un eroe, così come emerge dal racconto del film, ma avrebbe voluto continuare a vivere, lottare, sognare e amare come tanti ragazzi e ragazze di quella generazione che il cinema ha catalogato come “meglio gioventù”. Peppino, che combatte’ la mafia con tenacia, ironia e creatività, ebbe la sventura, o forse fu una scelta dei suoi aguzzini, di essere assassinato nel giorno in cui l’onorevole Aldo Moro fu ritrovato morto a via Caetani a Roma.
Il gatto nero che vive, assieme ad altri mici, nella Cittadella, dopo averci accompagnato durante tutta la visita, ha voluto poi omaggiare il nostro Giovanni salendogli in grembo per farsi accarezzare e coccolare. Un gesto di attenzione e affetto che ha suggellato un incontro pieno di partecipazione emotiva e di sensibilità morale. Nel segno della memoria dei luoghi e delle persone che hanno tracciato sentieri e abbattuto muri alimentando la speranza di un mondo migliore. 

Antonio Paone

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