Combattere contro, resistere dentro e uscire dalla tentazione!

Signore misericordioso, che sempre ascolti la preghiera del tuo popolo,

tendi verso di noi la tua mano …

(Colletta I Domenica di Quaresima/C)

Il Dio che ascolta e che tende la mano dice che strutturalmente noi creature, figli del Padre, esseri-in-relazione, siamo noi stessi quando, superata l’autoreferenzialità, sappiamo chiedere aiuto e interpellare un interlocutore.

Se già il dialogo umano si fa terapeutico perché scioglie dubbi, abbatte pregiudizi, libera dalle paure ancor di più il dialogo con il Signore misericordioso si fa “tempo di grazia, di bellezza, riconciliazione e redenzione” per noi affamati di pace, assetati di gioia, in costante mendicanza della nostra identità. A questo profondo anelito fa eco la prima lettura, tratta dal Deuteronomio: “gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione”. Dio ascolta sempre, ma noi siamo capaci di rivolgerci a lui, anche col grido, espressione più nuda e vera di preghiera? (Juan Arias)

Nel momento in cui si avvicina nella nostra vita la prova, la tentazione – intesa non tanto come seduzione nel gergo abitudinario, come provocazione esclusivamente del piacere della gola o sessuale – ovvero come momento critico nel quale siamo dentro il combattimento della coscienza, siamo divisi tra due desideri, sconcertati da due attrazioni o angosciati da un turbamento (peirasmòs in greco è anche la prova di chi vive un’agonia, come quella di Gesù nel Getsemani) come ci comportiamo? Ci sentiamo autosufficienti, presuntuosi al punto da credere di farcela da soli, rasentando il pelagianesimo spirituale, o ci lasciamo aiutare dallo Spirito di Cristo, che intercede per noi per “liberarci da tutti i mali, concedere la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della sua misericordia farci vivere sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento”? (Cf. Embolismo, Preghiera dopo il Padre Nostro)

Gesù, condotto dallo Spirito nel deserto, affronta le più importanti e grandi battaglie della vita umana: la lotta contro il potere (possibilità di usare il potere divino per trasformare una pietra in pane), la brama di gloria (la possibilità di avere tutti i regni in cambio della sottomissione a Satana) e l’auto salvezza (la possibilità di dimostrare la propria grandezza divina con un gesto eclatante, appunto gettarsi giù dal precipizio). Tentato nella divinità dal demonio, Gesù confida nella sua umanità e nella sua identità più profonda, quella di Figlio, Figlio del Padre. Non si sgancia dalla Trinità, cedendo alle sottilissime lusinghe di Satana, ma si affida alla parola di Dio, rispondendo tre volte con la Scrittura ai tre desideri di megalomania. Gesù così ci ha insegnato come si combatte, come si resiste e come si esce dalla prova …

…perché, (anche noi) nutriti con il pane della Parola

e fortificati dallo Spirito, vinciamo le seduzioni del maligno.

(Colletta I Domenica di Quaresima/C)

Così anche frate Rufino, tentato due volte dal nemico camuffato da Cristo per contristarlo e buttarlo giù nella disperazione che non si sarebbe salvato dopo la vita terrena, combatté, resistette e vinse la duplice tentazione solo quando, uscendo da se stesso, si rivolse per consiglio di fatte Masseo a San Francesco che gli diede i consigli spirituali adatti a passare dal turbamento alla pace, dalla tentazione alla gioia di Cristo (Fonti Francescane 1863, Fioretti di S. Francesco capitolo 29). Mai senza l’altro (Michel de Certeau), soprattutto nella prova!!!

Buona Domenica!

don Domenico Savio Pierro

Assisi, 6 marzo 2022 – Pro Civitate Christiana – Cittadella – I Domenica di quaresima – anno C

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