L’irruzione di Dio nella storia dell’uomo

Un tema unitario percorre le letture di questa domenica . Tutte e tre contengono racconti di vocazione. Il racconto della vocazione o chiamata di Pietro e dei suoi compagni da parte di Gesù sulla riva del largo di Genezaret, nel Vangelo, è anticipato dalla chiamata del profeta Isaia nel tempio di Gerusalemme (prima lettura) e dal racconto di alcuni aspetti significativi della chiamata dell’apostolo Paolo (2a lettura), cioè della sua trasformazione da persecutore della Chiesa a discepolo appassionato del Signore e apostolo delle Genti.

                   La chiamata di Isaia avviene nel 740 a.C. Nella sala centrale del tempio egli vede « il Signore seduto su un trono alto ed elevato », attorno al trono di Dio il profeta vede i serafini alati che rappresentano la corte divina e stanno al suo servizio. Ma l’attenzione viene più concentrata nelle parole dell’inno di matrice liturgica proclamato dai serafini : « santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria ». Di fronte all’esperienza della santità di Dio il profeta esclama : « Ohime ! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure. » Ma nonostante questo limite, il profeta è stato ammesso alla presenza di Dio, e abilitato a parlare del suo nome.

                   La purificazione viene indicata da un gesto simbolico : con un carbone ardente, uno dei serafini tocca le labbra di Isaia. In questa investitura profetica, l’accento è posto sull’iniziativa divina. Questo orientamento si trova anche nelle altre due letture. Paolo per questo, parla dell’efficacia salvifica del Vangelo, a condizione che venga accolto. Nel Vangelo il protagonista è Gesù, che opera mediante la sua parola.

                   Ci sono tre scene distinte. La prima presenta Gesù come maestro delle folle che fanno ressa attorno a lui. La seconda riguarda la pesca «insolita» : « Disse a Simone : « prendi il largo e calate le reti per la pesca ». Simone rispose : « Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla : ma sulla tua parola getterò le reti ». E, avendo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano ». Nella terza scena, Gesù compie una radicale trasformazione nella vita dei discepoli. Non più pescatori di pesci, ma pescatori di uomini. Gesù si serve del loro mestiere, ma per cambiarlo, per dargli un orientamento diverso. Di fronte all’esperienza della pesca straordinaria, Pietro reagisce come Isaia che vede la gloria del Signore nel tempio, cioè riconosce il limite della sua condizione umana : « Signore ( non più « Maestro » come le aveva chiamato prima), allontanati da me che sono un peccatore.

                    Questa reazione è tipica di chi viene a contatto con la potenza di Dio, cioè la manifestazione di una potenza sovrumana , eccita sempre un sentimento di timore. Tuttavia, al di là degli elementi appariscenti, c’è un elemento comune fondamentale in queste tre scene del Vangelo : la parola, o meglio, la potenza della parola. Il protagonista, Cristo, è forte soltanto della sua parola efficace, trasformante. Per la mentalità ebraica si pesca con successo di notte, non di giorno. Sulla parola di Gesù non solo la barca di Simone si riempie di pesci, ma anche quella dei compagni chiamati ad aiutarlo, al punto che « quasi affondavano ». Questi particolari narrativi non solo sottolineano l’efficacia straordinaria della parola di Gesù, ma mettono anche in evidenza la collaborazione tra i pescatori .Questa pesca, quindi, prefigura la missione cristiana dove Simon Pietro può contare sulla collaborazione dei suoi compagni La parola si rivela qui come qualcosa di più che veicolo di idee. Essa è anche e soprattutto veicolo di forza.

                    Quindi il termine ebraico « dabar » non sta a indicare « parola – pensiero », ma « parola – azione », cioè parola che è « avvenimento », «accadimento ». Infatti, la parola è una liberazione di energia psichica, e quando viene pronunciata con potenza genera la realtà che significa. (cf. benedizioni e maledizioni) Gesù parla, ed ecco che la sua parola fa guarire i malati, cessare le tempeste, e il pane si moltiplica, le reti si gonfiano di pesci. La parola di Dio è sempre efficace, produce immancabilmente qualcosa, non va mai a vuoto a condizione che venga accolta.(cf. Is55, 10-11) Infine, questa parola non è solo insegnamento, è anche ordine, imperativo : « Ma sulla tua parola getteremo le reti ». Fidarsi totalmente di questa parola e aggrapparcisi è sempre fonte o sorgente di miracoli e di salvezza.

Don Joseph Ndoum                                          1ª lettura Is 6,1-2a.3-8 dal Salmo 137 2ª lettura 1Cor 15,1-11 Vangelo Lc 5,1-11

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