Il rumore silenzioso dell’amore! (introduzione al Vangelo della Domenica)

La Buona Novella – Introduzione al Vangelo della Domenica XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B – Mc 12,38-44

Il rumore silenzioso dell’amore!

Con questo ossimoro sonoro diamo inizio alla trentaduesima Domenica del tempo per annum, che vede al centro dello sguardo di Cristo un rumore chiassoso e distonico (oltre che stonato alle orecchie di Dio Padre) ed uno invece quasi impercettibile ma che è musica celeste per i puri di cuore, i beati e i santi.

Il primo è il frastuono di coloro che bramano l’appariscenza, le persone che vivono perennemente in vetrina o “tra palco e realtà” (L. Ligabue) pronti a ricevere applausi, approvazioni, lodi e glorie. Costoro sono gli scribi a cui Gesù allude e i ricchi possidenti che di fronte a lui, che parla, gettano con vanità ingenti somme di denaro. “Farò del bene, così sarò immortale alla storia”, dice recitando su un video di YouTube l’attore romano Giovanni Scifoni. Ciò che sembra diventa antecedente all’essere, “l’etichette diventa più grande del contenuto” (filosofi epicurei). Così sono gli uomini idolatri di sé e che venerano il loro “agire bene” davanti agli altri.

Il secondo suono che, discreto anzi invisibile e leggerissimo, arriva potente nel cuore di Cristo è quello del gesto dell’amore. Il testo letterario di Marco usa delle estremizzazioni: davanti a folle che gettano borse e sacchi di denaro nel tesoro del Tempio, c’è una vedova che getta due monetine. Non ci inganni l’apparente discrepanza. Non è sentimentalismo smielato quello del Vangelo (della serie “non è la quantità che conta ma la qualità”, detta a buon mercato). Il messaggio profondo è un altro: dona chi dà il suo niente. Donano i poveri. Chi è manchevole sa dare davvero. Cioè colui che donando resta totalmente povero. Amare è perdere, non donare una parte di sé. Tutto. O tutto o niente. Non è radicalismo, ma autenticità dell’amore. Come farà Gesù sulla croce: getta nel tempio le sue “due monete”, la sua umanità crocifissa e la sua divinità umiliata. Per amore. Solo e totalmente per amore.

 Ama non chi, dopo aver dato resta potente e forte, ma chi ne esce vulnerato, disarmato e libero. Ama non chi ascolta con la testa altrove, ma chi si fa carica dei drammi dell’altro. Ama non chi offre volontariato solamente, ma chi sa che “la carità non ha ore”. Ama non chi ti regala cose, ma chi nel dono mette se stesso. Ama non chi si comporta bene semplicemente, ma chi si dimentica di sé perché nel suo cuore c’è l’altro. Amare è un regalo ricevuto e ridonato. È riconsegnare la vita che ci è data in prestito (Don Lorenzo Milani). Amare è morire. E risorgere.  

Buona Domenica!

don Domenico Savio

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