Gesù ci chiede di perdere per guadagnare

Il brano del Vangelo di Marco domina la liturgia della parola di questa domenica. In questo quadro rientra in modo particolare la prima lettura che propone alcuni criteri per una giusta valutazione e un sapienziale uso dei beni. La stessa tematica trova eco nel salmo responsoriale. Questa ampia pagina del Vangelo ha una struttura precisa articolata in tre sequenze narrative: la prima riguarda la chiamata alla sequela che presuppone la donazione dei beni personali ai poveri. Nella seconda, Gesù con i discepoli, approfondisce il rapporto tra il possesso dei beni e il regno di Dio. Il tutto si chiude nella terza, con un’istruzione di Gesù introdotta da una domanda di Pietro. Tuttavia occorre non far cadere l’incisiva riflessione sull’efficacia della parola di Dio (giudice) che come spada a doppio taglio penetra fino al punto di divisione… dell’anima e dello spirito scruta i sentimenti, i pensieri e il cuore cioè la parola di Dio ascoltata con fede penetra nell’intimo della persona.

            Il primo atto quindi del dramma evangelico è costituito dal dialogo di Gesù con un uomo ricco, rimasto anonimo nella tradizione neotestamentaria si potrebbe definire come uno che ha la mania di accumulare sempre di più. Egli si getta in ginocchio davanti a Gesù e gli fa una domanda: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna? ” Gesù ferma la  sua attenzione sull’ appellativo maestro “buono”  perché mi chiami buono  e fa un’osservazione in perfetta sintonia con la fede biblica: “Nessuno è buono, se non Dio solo” La domanda di quest’uomo tradisce l’attesa di qualche pratica. Infatti Gesù elenca comandamenti fondamentali, che  riguardano i rapporti con il prossimo: ” Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, onorare  il padre e la  madre” .Egli vuole qualche prestazione supplementare, perché ha osservato già queste cose fin dalla sua giovinezza. L’invito del maestro a lasciare i suoi beni lo lascia sbalordito.

            Gesù non aggiunge un comandamento nuovo, ma chiede un alleggerimento totale, un distacco. E’ un perdere per guadagnare. Il significato della crisi del ricco, che non accetta di investire i suoi beni per il tesoro del cielo viene approfondito nel dialogo successivo tra Gesù  e  i discepoli:  com’è difficile entrare nel regno di Dio. E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Gesù usa di frequente metafore volutamente esagerate ( pagliuzza e trave nell’occhio, spostare le montagne ecc.). Non si tratta, quindi, di una impossibilità, ma di una difficoltà reale.

             La reazione dei discepoli non tarda: “E chi mai si può salvare? Gesù li invita ad affidarsi alla libera ed efficace iniziativa di Dio:…”Perché tutto è possibile presso Dio”. La sequela di Gesù, come pure l’ingresso nella vita eterna è un dono di Dio Salvatore. Questo dono si ottiene soprattutto con la preghiera.

  Don  Joseph Ndoum         1ª lettura Sap 7,7-11 dal Salmo 89 * 2ª lettura Eb 4,12-13 * Vangelo Mc 10,17-30

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