Dante, cantore dell’ideale Cristiano

Dante Alighieri, padre della lingua italiana, è riconosciuto come il più grande poeta dell’Europa medievale e uno dei massimi dell’umanità. Ma non possiamo dimenticare che nel suo capolavoro, la Divina Commedia, prende voce, informa di alta poesia, soprattutto la concezione cristiana dell’universo e dell’uomo che caratterizza il Medioevo, epoca che include circa mille anni di storia. I princìpi sui quali si fonda il Poema dantesco, ovvero la sacralità dell’essere umano fatto a immagine di Dio e quindi destinato alla vita eterna, il valore irrinunciabile della libertà, del libero arbitrio e il senso provvidenziale della storia, sono, infatti, espressioni genuine del cristianesimo.

L’età medievale, di cui Dante vive il momento culminante, è caratterizzata da una spettacolare fioritura culturale, sociale, artistica, religiosa; basterebbe citare, oltre a Dante Alighieri, san Benedetto,san Domenico, san Francesco, san Tommaso, Jacopone da Todi, Giotto, la nascita della splendida arte romanica e di quella gotica nonché del canto gregoriano.

S’intuisce, allora,che l’età medievale non fu affatto un’epoca buia, arretrata, di oscurantismo, come venne faziosamente etichettata dagli intellettuali dal XVIII secolo in poi, affinché risultasse più credibile l’immagine di uomo ateo da loro propugnata.Il Medioevo è l’età in cui la fede permea la quotidianità della persona e diventa principio attivo di creazione di civiltà.

Pur non esente da tanti errori e peccati, l’uomo medievale vede e vive tutto ciò che esiste in rapporto con Dio e la fede. Il sommo Poeta ne è fulgida testimonianza e non si stanca di richiamare i suoi lettori alla verità della vita, come nel V canto del Paradiso,quando scrive: «Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: /non siate come penna ad ogne vento, /e non crediate ch’ogne acqua vi lavi». 

Manuela Mambelli, Centro Dantesco – Ravenna

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