Quel segno di Gesù che esige la fede

Il brano di questa domenica ci introduce più direttamente al discorso del ” pane della vita “. La lettura del capitolo sesto di Giovanni, iniziata domenica scorsa, ci offre proprio l’opportunità di approfondire questo tema centrale del quarto vangelo cogliendone, in modo progressivo, i diversi aspetti. Tutto è partito dal miracolo della moltiplicazione dei pani. La folla, che è stata saziata in maniera miracolosa, vuole prendere Gesù per farlo re. Gesù si ritirò sul monte, lui da solo. I suoi discepoli hanno preso la barca verso Cafarnao, e Gesù li ritrovò camminando sulle acque (Gv 6, 16-21).

             E’ nella sinagoga di Cafarnao che Gesù pronuncia il grande discorso sul pane di vita che inizia proprio col brano evangelico di questa domenica. Mentre la gente che lo segue gli chiede semplicemente: “Rabbi, quando sei venuto qua?”, Gesù non risponde direttamente alla domanda. Egli dichiara: “In verità, in verità io vi dico”. Questa formula ha lo stesso significato della solita formula dei profeti dell’Antico Testamento, quando dicono: “Oracolo del Signore” o “Così dice il Signore”. Si tratta di una rivelazione. Infatti, il discorso sul pane di vita è una verità rivelata, che Gesù spiega con pazienza, passo passo, nonostante le obiezioni dei suoi ascoltatori che lo interrompono fino a tre volte.

                   La moltiplicazione dei pani avrebbe potuto aprire loro gli occhi; purtroppo, vi hanno visto solo un segno di potenza, e hanno concluso a delle possibilità di restauro nazionale e di una vita copiosa. Il discorso di Gesù mira a correggere queste idee. Egli denuncia allora l’ambiguità della loro ricerca : « voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati ». Si tratta di una ricerca troppo interessata e riduttiva. Sono rimasti all’immediato, al livello delle soddisfazioni soltanto terrestri, non hanno capito l’essenziale.

              Hanno visto solo il buon momento del pasto, ma non hanno riconosciuto il Padre agendo attraverso il Figlio. In effetti, i miracoli di Gesù testimoniano nel suo favore, poiché sono il sigillo di cui Dio si serve per autentificare la missione di Gesù che è venuto nel mondo portare un cibo che si conserva fino alla vita eterna. Quindi Gesù insiste sulla distinzione da fare tra il cibo che non dura e il cibo che rimane per la vita eterna e che dà il Figlio dell’uomo. In altre parole: non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore (cfr Dt 8, 3; Mt 4, 4). Gesù è preciso: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”.

               Gli ascoltatori di Gesù hanno capito molto bene questa distinzione che propone loro l’inviato autorevole e Figlio autentico di Dio, abilitato in modo permanente a donare l’alimento per la vita eterna. Chiedono allora a Gesù, più o meno ironicamente, cosa devono fare per compiere le opere volute da Dio e meritare un cibo così meraviglioso. Nella sua risposta Gesù riprende l’espressione « opere di Dio », ma al singolare : « Questa è l’opera di Dio :credere in colui che Egli ha mandato » la folla pensa immediatamente a qualcosa da fare, a delle opere esteriori e onerose da compiere, per meritare la simpatia di Dio. Il Maestro replica che « l’opera » fondamentale è la fede o il credere in colui che il Padre ha mandato: si tratta della fede o del credere nel senso pieno e assoluto di queste parole, che consiste nella sottomissione dello spirito (lo spirito è ciò che esiste di più nobile e di più interiore nell’uomo, Rm 8, 5), nell’abbandono fiducioso a Gesù, nell’adesione totale al suo insegnamento e nell’amore per lui. Chi crede in Gesù possiede al fondo del suo cuore un principio attivo e permanente di vita eterna.

                 Di fronte a queste esigenze, i Giudei chiedono un segno a Gesù come garanzia della sua missione; secondo loro, la moltiplicazione dei pani pare insufficiente. Su un tono evasivo, evocano il prodigio della manna nel deserto. Il nuovo profeta faccia la stessa cosa, e crederanno in lui. Gesù corregge l’interpretazione donata al prodigio del deserto: non è Mosè che ha dato la manna, ma Dio, di cui Mosè era solo lo strumento. D’altra parte, la manna non è il pane del cielo, quello vero. Giovanni insiste sull’aggettivo “vero”. Il vero pane ha altre caratteristiche: non sazia soltanto per un momento, ma dà la vita; non è destinato unicamente a un piccolo popolo nel deserto di Sinai, ma al mondo intero e a quanti vogliono approfittarne. Una volta di più i Giudei non percepiscono il significato reale di queste parole. La loro nuova domanda è ancora materiale e banale: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai”. Gesù fa adesso una dichiarazione capitale che è anche un annunzio dell’eucaristia: questo pane, destinato a dare la vita al mondo e a saziare completamente quelli che vi si nutrono, è lui stesso. Per riceverlo, basta venir a lui, basta credere in lui: egli è il pane della vita che gli uomini devono ricevere attraverso la fede. In fine dei conti, Gesù ci invita ad ascoltare la sua parola e a nutrirsi del suo corpo. Il risultato sarà il rinnovamento della nostra vita e la salvezza eterna. 

Don Joseph Ndoum

                                                          1ª lettura Es 16,2-4.12-15 * dal Salmo 77 Ef 4,17.20-24 * 2ª lettura2021 * Vangelo Gv 6,24-35

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