Il Vaticano costretto a difendere la libertà di pensiero e di associazione, anche di quelli che lo criticano e denigrano

Se c’è una cosa fastidiosa nelle polemiche fatte scaturire ad arte in queste ore (da quando le note diplomatiche vengono divulgate ai giornali?) è la voce di Fedez. Ed il fastidio dipende dal fatto che Fedez usa le parole come fanno i bambini quando hanno degli scatoloni vuoti: li prendono a calci per farli rimbombare. Così Fedez prende a calci parole come concordato, laicità, tasse ma è solo per farle rimbombare e dare fastidio, perché non ne comprende il significato. Un esempio?

Laicità. Che per Fedez -e non solo per lui – laico sia uno scatolone vuoto è evidente: se c’è un intervento “laico” in questa vicenda è quello di mons. Paul Richard Gallagher che “in punta di diritto” e appoggiandosi ad un accordo che gli consente di intervenire (Concordato) richiama due principi sommamente laici: la libertà di pensiero e la libertà di associazione; e non ditemi che queste libertà non sono libertà laiche, scaturite dal pensiero liberale.

Ora i nostri laici “de no’ antri” invece stanno facendo gli stracciatelli, nel senso che si sente un grande stracciamento di vesti perché il Vaticano ha ingerito. Il problema è che ha ingerito non solo per tutelare i propri interessi o quelli della Chiesa italiana: un principio o vale per tutti o smette semplicemente di essere un principio. Se la libertà di pensiero e la libertà di associazione valgono per tutti ma non per i cristiani, smettono di essere un principio assoluto e diventano una concessione ad arbitrio del potere (cioè cessano di esistere la libertà di pensiero e la libertà di associazione).

È veramente paradossale: io è due giorni che sto a rotolarmi dalle risate, perché per difendere la libertà di pensiero e di associazione in uno stato “laicooohhh” come l’Italia è stato costretto a scendere in campo il Vaticano.

E tutto questo alla faccia di Fedez e dei suoi scatoloni vuoti.

Giorgio Lavezzari

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