Lettera di un bambino calabrese (di 36 anni) al Presidente Conte

Caro Presidente
Sono un bambino un po’ cresciuto, di 36 anni, calabrese trapiantato a Roma. Vorrei provare a esprimere la mia delusione per il trattamento che è stato riservato alla Calabria e ai calabresi, vorrei avere la capacità di riuscire a scriverlo in questa lettera per esser sicuro che comprenda il disagio che turba la mia sfera emotiva.

Vorrei poterle chiedere di usare la sua autorità, la sua potenza di fuoco, per dare a Babbo Natale il regalo per i calabresi: non un nuovo commissario, ma un sistema sanitario dignitoso, possibilmente non commissariato, visti anche i brillanti risultati dopo anni di commissariamento. Sia chiaro, non deve essere necessariamente un sistema perfetto e ineccepibile, ma appena dignitoso. Forse basterebbe già che ce ne sia uno funzionante.

Probabilmente in questi lunghi anni ci sono stati problemi economici, ma con i soldi dell’UE questo scoglio potrebbe essere superato.
Forse il problema sono state le infiltrazioni mafiose, ma con il MoVimento dell’onestà al governo anche questo ostacolo è stato abbattuto.

Forse il problema allora sono i politici calabresi (rossi, gialli, verdi, azzurri e di tanti altri colori), perché la loro voce in Parlamento non è stata abbastanza forte da essere ascoltata, anche dalla propria maggioranza.
Forse il problema sono i calabresi stessi, che con la loro proverbiale ostinazione non si spostano in massa (una volta si diceva emigrare) verso altre regioni, altri paesi, per cercare un posto dove stare meglio. Ah, no. Quello già accade da decenni.
La colpa allora è di chi rimane lì, consapevole che non potrà ricevere cure dignitose, cure necessarie, cure indispensabili. La colpa è di chi si è rassegnato a essere considerato la radice della civiltà e della cultura e in quanto tale deve rimanere interrato, senza poter più germogliare.
La colpa è di quei poveri terroni, che si sono dimenticati di chi diceva “Padania is not Italy”.

Oppure la responsabilità (non la colpa) è di chi prende le decisioni? Di chi non fa due domande al candidato prima di assegnargli un incarico? Di chi non vuole leggerne il curriculum? Di chi cerca di metterci una pezza sperando che sia più grande del buco, senza averne alcuna certezza?
Come possiamo tollerare la leggerezza con cui è stata trattata la salute dei calabresi? Valgono così poco le loro vite? O forse sono solo i loro voti a valere poco?

A questo punto, per risolvere la situazione, mi propongo io poiché ritengo di avere il profilo ideale: non ho nessuna esperienza manageriale, nessuna esperienza in campo sanitario, mia moglie non avrebbe problemi a trasferirsi a Catanzaro (la mia splendida città natale), ho raccomandato sempre a tutti di indossare le mascherine e non sono indagato in nessuna procura. Può bastare?

Caro Presidente, a lei e a tutti i portavoce/cittadini/onorevoli che governano o ci rappresentano (mi rivolgo soprattutto ai calabresi il cui profondo e imbarazzante silenzio mi angoscia in maniera particolare) indirizzo la mia vera richiesta: abbiate più rispetto per la Calabria e per i calabresi.

Claudio Francesco Malfarà

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