Riflessione etica, e suggerimenti, sui tempi moderni e su questa società infelice

E’ già da un po’ di tempo che penso di scrivere qualcosa che riguardi l’etica, l’etica sociale per la precisione. Non e’ una mia preferenza,  e’ una riflessione che voglio condividere con voi lettori de Il Centuplo.

Ho letto casualmente sui social, (ormai ne siamo schiavi), di una notizia relativa al senso di colpa che la collettività sente di avere per non essere felice.

E’ un’interpretazione della società odierna, una società che vive in maniera diretta tutte le sue contraddizioni, tutte le sue contrarietà ed incomprensioni. 

Se partiamo dalla crisi scoppiata qualche decennio fa, oggi ormai non fa più notizia,  perchè sembra che non abbia mai fine, facendoci temere che durerà’ per altri 50 anni.

Si parla di crisi di valori, di identità, di significato, in altri termini non sappiamo più da che parte girarci per avere le risposte giuste, sia per cambiare rotta sia per migliorare le nostre condizioni di vita e di esistenza. 

C’e’ stato qualcuno, uno scrittore che ha scritto da poco un libro non ricordo bene il titolo,  ma in sintesi vuole essere una riflessione sul dopo pandemia che abbiamo vissuto, ricordandoci che siamo degli esseri umani soli, profondamente soli in questo percorso di vita, anche se cerchiamo disperatamente di unirci agli altri per sentirci meglio.

Ritornando sull’etica di prima e’ importante ricordare che alcuni concetti legati all’etica sociale si riferiscono ad alcune aspettative che oggi sono diventate urgenti, necessarie, obbligatorie.

Si parla di ristabilire l’equilibrio ecologico del pianeta contro i rischi per la sua eventuale sopravvivenza, si parla di una incosciente globalizzazione che ha creato un divario sempre più incolmabile tra molta ricchezza in poche mani e crescente povertà nella stragrande maggioranza delle persone, un mancato riconoscimento di alcune minoranze, l’assoluta incapacità i gestire in maniera razionale e solidale le risorse del paese a beneficio della collettività, un’assenza di governance o meglio di stato sociale.

Tutto questo che già conosciamo,  non ho voluto ripeterlo per puro diletto, e’ senz’altro vero, conosciamo le condizioni odierne di vita, sembrerebbe che la tecnologia, il progresso scientifico non ci ha dato le sicurezze ma soprattutto le certezze sociali che in tutte le epoche storiche l’uomo aveva cercato di raggiungere.

L’attenzione secondo me va posta su un altro piano prospettico.

Mi spiego meglio, noi cerchiamo qualcosa che non vogliamo cercare, in altri termini abbiamo creato noi stessi le condizioni di instabilità, di incertezza in ogni settore economico e sociale appartenente al nostro livello di vita.

Con la diffusione della rete abbiamo spostato l’attenzione sul mondo virtuale, con i mass media, i giornali e i canali televisivi abbiamo valorizzato in modo abnorme l’importanza della visibilità, abbiamo creato il mercato dell’effimero, sui social si parla solo di tendenze, di influencer, di moda, di stranezze o di prodezze senza un reale significato, se si parla di scienza si assiste alla passerella di medici, esperti in una materia specifica che e’ diventata il nostro psico-dramma esistenziale, se parliamo di soldi e interessi si evidenziano in maniera drammatica situazioni di mercimonio, speculazioni indiscriminate su gente in difficoltà, profughi, cassa integrati, disoccupati, l’utilitarismo come filosofia della scelta ottimale che produce il massimo bene per il massimo numero di persone non esiste più, se vogliamo possiamo aggiungere un’altra filosofia importante quella di Kant che dice: “l’uomo si realizza come essere umano solo se diviene legislatore della sua condotta morale”, e per ultimo aspetto la giustizia distributiva che deve garantire ad ogni persona umana uguali diritti e opportunità ormai e’ diventata un’utopia come le tante ideologie socialiste che poi sono diventate regime autoritario o finanziario come in certe democrazie massoniche come la nostra.

In sintesi i concetti che ho tratto da questa etica dovrebbero servire all’uomo, a colui che vuole uscire da questo labirinto nefasto, a riflettere su un altro piano, su un piano diverso da quello che abitualmente siamo abituati a riflettere, e non mi dilungo a specificare di quale piano si tratti, perche’ di solito il nostro modo di pensare (si dice espressamente occidentale),  segue solo ed unicamente l’interesse privato.  

Nella lettura che ha preceduto questo scritto ho considerato un altro autore, un altro studioso che negli anni ’70,  (un certo Kohlberg), ha elaborato la teoria dello sviluppo morale, per spiegare il diverso grado di maturazione morale raggiunto dagli uomini.

E’ probabile che vedendo oggi i risultati,  questa sia un’altra teoria infondata, infondata perche’ non ha prodotto alcun risultato positivo sull’uomo. 

Un ultimo aspetto va comunque considerato, un aspetto credo più inquietante di tanti altri, perche’ si collega alla strategia dei mercati, cioè al marketing, o più in generale alla politica dei buoni propositi, altri lo avrebbero citato come buonismo.

In parole povere,  per deviare l’attenzione della collettività dai veri problemi,  i vertici siano essi politici o religiosi o di qualunque altra natura,  si adoperano a creare delle figure mitiche, puntano sulla eroicità’ delle persone.

Che vuol dire? vuol dire che non avendo la capacita’ di risolvere questioni di grande importanza, di grande interesse per la collettività,  puntano a creare un fronte di solidarietà senza alcuna programmazione o progetto specifico, convincendo le persone ad aiutare quelle più in difficoltà, nominandole eroi.

Il concetto non e’ sbagliato ma se si guarda bene in fondo oltrepassando il sipario che ci divide dalla realtà,  ci si accorge che questo tipo di solidarietà ormai consumistica, standardizzata,  e’ una linea politica di marketing che persegue unicamente l’interesse di riaccendere l’entusiasmo, facendo proselitismo e fidelizzando i seguaci cioè in sostanza i fedeli che si erano allontanati.

Una cosa che infatti non riesco a spiegarmi e’ la coincidenza che i tradizionali principi appartenuti storicamenti alla chiesa,  si siano magicamente allineati a certi principi sponsorizzati da alcuni vecchi partiti di sinistra.

Non e’ mia intenzione criticare la fede religiosa che e’ un’altra cosa, ma credo che l’avvicinarsi all’essere umano, convincerlo delle proprie idee, dei propri principi,  deve nascere da uno sforzo morale reale, vero,  rappresentato dall’esempio più che dalla parola, non ci sono altri strumenti. 

Se vogliamo riferirci al vangelo,  la conquista del Regno dei cieli passa unicamente dall’abbandono delle ricchezze e dalla falsità umana, non ci sono mediazioni o vie intermedie da percorrere.

Solo la politica, da sempre fa questo errore perchè e’ nella sua natura, la stessa che ci ha ridotto oggi in queste condizioni.

Giorgio Palazzi

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