Il mio legame con Wojtyla e col 18 maggio anche in questa Quarantena

Oggi è il 18 maggio… L’Italia prova a tornare alla “normalità”

Il 18 maggio è il compleanno del pPapa della mia generazione, il mio papà, Papa Woytila! Con lui un legame particolare, anche legato alla nascita del mio ultimo figlio Luca. Non sto a raccontarvi, ma questa data ha segnato tanti eventi importanti della mia vita personale. 

Al 18 maggio ho affidato tante preoccupazioni che Dio ha consolato con l’intercessione del Papa Santo. Anche questa volta voglio rivolgermi a lui e affidargli questo secondo periodo di pandemia, per certi aspetti più difficile del primo.

Se torno con la mente al 21 febbraio .. mi sembra siano passati non 3 mesi, ma 3 anni! Mi sento(come tutti noi) profondamente cambiata, sospesa.

Ho vissuto ogni evento senza viverlo. 

Il 21 febbraio eravamo al paese, in Umbria per dei lavori alla casa.. Sembrava tutto lontano e con i muratori dicevamo: “qui non arriverà’, lo fermeranno a Milano!” Invece è sceso! Eccome! E anche al paese ha mietuto le sue vittime importanti.

Rientrati a Roma, il 5 marzo chiudono le scuole, il 10 ci chiudono in casa. I medici che abbiamo in famiglia sono molto allarmati, raccomandano ai 9 nipoti di non uscire, non incontrarsi.. Inizia a crescere l’ansia per loro.. 

La figlia grande, con marito a Firenze, si capisce subito che avranno problemi economici.. Restano senza lavoro e per pagare l’affitto si buttano a fare con fatica i rider. Come genitori siamo orgogliosi del loro ottimismo e spirito di adattamento ma ci chiediamo: quale futuro li aspetterà? 

La nostra seconda figlia che vive da sola, decide di rientrare con noi per starci più vicino, visto che siamo soli, il fratello è in Madagascar come volontario con Educatori Senza Frontiere. Ci telefona preoccupato per noi, lo tranquillizziamo e nel cuore siamo contenti che sia al sicuro laggiù dove il covid non è arrivato. Quando tornerà, a giugno, sarà tutto finito, pensavamo! 

Invece domenica 15 marzo arriva una video chiamata con sorelle incluse, ci chiede in consiglio su cosa deve fare:chiudono il paese e hanno 48 ore per uscire. Panico:che gli diciamo? Poi l’organismo con il quale è partito, decide per tutti: prenotato volo rientro. Arrivo 18 mattina a Roma. Scatta una preoccupazione incredibile: il viaggio, l’aereo che potrebbe non partire, come andarlo a prendere, dove portarlo, dove fare isolamento? 

Le notizie che riusciamo ad avere sono ancora confuse e solo mentre lui è già in volo, arrivano disposizioni ministeriali più precise per tutti i ragazzi italiani che stanno rientrando da tutto il mondo. In aeroporto si attendono fuori con guanti e mascherine, una sola persona in macchina, spostamento consentito Fiumicino-domicilio, poi 14 giorni di isolamento.

Ma come si fa questo isolamento in 4 in 60 mq? 

Forse sarebbe meglio lasciarlo solo da qualche altra parte? Forse sarebbe opportuno che la sorella tornasse a casa sua? Ma come si fa ad accogliere così un ragazzo già rattristato di essere stato “strappato via” da una esperienza così importante senza avere avuto la possibilità di salutare e concludere il suo lavoro? A Pasqua lo avrebbe raggiunto la sorella con biglietto già pagato con propri risparmi… Tutto saltato..No! Non si può!

Decidiamo di rimanere tutti a casa con lui, la quarantena la faremo tutti insieme e per responsabilità sociale nessuno dei 4 uscirà (gli amici ci lasceranno la spesa al cancello). Almeno saremo insieme, lo abbracceremo con gli occhi!! 

Quei 14 giorni sono stati durissimi, spazi ridotti, lui in camera, valigie fuori della porta per essere disinfettate, racconti africani ascoltati dalla porta, marito chiuso in camera per faticoso Smart working, figlia in tinello a fare collegamento per la scuola (è maestra ). La mia quotidianità completamente saltata… Anche pregare è impossibile. Per dare meno fastidio possibile al resto della famiglia.. Passo il mio tempo al bagno (sanificato 4 volte al giorno) portando cucito e cel…

Il pensiero a tutti…credo di aver inviato centinaia di messaggi.

Una grande ansia di sentire tutti vicini e far sentire a tutti di non essere soli.

Dal bagno abbiamo dato corpo alla carità, organizzato la raccolta buoni spesa, coordinato la solidarietà dei vicini, continuato ad assicurare almeno un panino ai senza tetto del quartiere. Abbiamo aiutato chi non riusciva da solo a compilare moduli on line per bonus. Tutto dal bagno!!!! 

Il 1 aprile (fine isolamento) abbiamo festeggiato in famiglia un “abbraccio day” e ci siamo potuti finalmente sedere insieme vicini sul divano, per una foto che ricordasse a Luca il bentornato! 

La Pasqua…. speciale! Tutti lontani, ma mai così uniti e mai come questo anno abbiamo compreso cosa sia il desiderio di rinascere, uscire, ricominciare… RISORGERE appunto! Il 16 aprile la nascita di Irene ci  regala un “soffio di normalita”: due giovani genitori vicini di casa ed entrambi pugliesi, sono soli a Roma a gestire questa nascita in tempo speciale con una bimba di 3 anni a casa.. Ci siamo fatti nonni:mi  trasferisco per tre giorni a casa loro permettendo al papà di stare con la mamma e la nuova nata in ospedale. La primogenita resta con me. È brava e obbediente, ma la sera per dormire… Solo un abbraccio può consolarla e.. Dormiamo appiccicate sul divano! (alla barba del “brutto virus”) 

Adesso si torna lentamente ad uscire e mi chiedo: ho vissuto in questo periodo? Ho sprecato tempo? Ho rafforzato o indebolito la mia fede? Non lo so.. Certo ho imparato che tutto è precario, che niente è scontato, che quello che ho è prezioso, che le persone sono più buone di quanto sembra, che i giovani hanno più risorse di quanto crediamo, che poter andare a messa è più bello di quanto percepivo, che con mio marito dobbiamo amarci per quello che siamo, che Dio è sempre e comunque con noi.

Credo di aver imparato anche a prepararmi a morire. Non ho idea di come sarà domani, mi sembra tutto difficile e preoccupante.. 

Ma è il 18 maggio e so che il “mio papa” penserà a tutti noi. 

Anna Casucci

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