Il “distanziamento sociale” ci sta allontanando veramente: torniamo ad essere “Animali Sociali”

C’è una formula che, nelle ultime settimane, si sta imponendo d’autorità nel nostro modo di esprimerci: “distanziamento sociale” (e derivati). Io la trovo terribile. Disumana. Aristotele scrisse che “l’uomo è un animale sociale” (“Politica”) e oggi, in quella che riteniamo essere una democrazia, questa definizione viene calpestata, annullata da due parole: “distanziamento sociale”.

Sarà che da insegnante io mi nutro di vicinanza sociale e, quindi, patisco di più la distanza, ma trovo terribili queste due parole in qualunque contesto.

“Distanziamento sociale” non significa (a ben guardare l’italiano) “stare fisicamente lontani”, bensì “tenere lontani gli altri da sé”, ma non fisicamente, anche – forse soprattutto – emotivamente. Senza che ce ne rendiamo conto, queste due semplici parole ci stanno insegnando a guardare all’altro come ad un potenziale pericolo.

Vi siete accorti che, per la strada, da sopra le mascherine emergono più occhi sospettosi che occhi sorridenti? Vi siete accorti che sui social imperversano delatori pronti a bruciare sul rogo chi corre in aperta campagna senza guanti?

Ecco. Questo è il “distanziamento sociale”: stiamo imparando a considerarci delle monadi (giuro che non è una parolaccia veneta) che non hanno bisogno di avvicinarsi agli altri, che vivono in perfetta autonomia e in perfetto isolamento, che considerano il prossimo come un nemico.

Io, se permettete, non ci sto (cit.).

Mi rifiuto di guardare agli altri con sospetto e mi rifiuto di utilizzare una formula che sottintende pacificamente un concetto così tremendo come se fosse la cosa più normale del mondo.

L’uomo ha BISOGNO di interagire. Per imparare. Per condividere. Per crescere.Per vivere. Tutti noi abbiamo BISOGNO degli altri. Dei sorrisi. Degli sguardi. Delle strette di mano. Ora non si può o, meglio, bisogna starci più attenti. Va bene. Prendiamone atto e adeguiamoci. Usiamo le dovute precauzioni nell’incontrare gli altri, ma, per favore, parliamo di “distanza di sicurezza” e rifiutiamo la formula “distanziamento sociale”, con tutto il desolante seguito di solitudine che essa comporta.

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