La “task-force” dei preti di strada in Brasile

Siamo abituati a vedere l’emergenza sanitaria del Covid-19 come un qualcosa che riguarda soprattutto USA, Italia ed il resto dell’Europa, e che proviene dall’Asia, dalla Cina.

Nulla di più falso. È un fenomeno planetario, e proprio ieri mi ha molto colpito un servizio telegiornalistico sulla situazione drammatica in Brasile, dove il presidente Bolsonaro organizza eventi di massa, a cui partecipa e durante i quali ruotano intorno a lui partecipanti sempre senza mascherina né guanti… e se pensiamo alle favelas ed all’igiene che non esiste in esse, capiamo che i dati che provengono dal Brasile, già alti ma sicuramente molto sottostimati, e che non vengono forniti dai nostri media per i quali esistono solo USA ed Europa, sono dati veramente devastanti e che possono solo peggiorare senza alcuna prevenzione (obbligo di mascherine e guanti, igiene basilare, distanziamento di massa).

Oltre al servizio telegiornalistico RAI, mi ha aperto gli occhi sulla situazione altamente drammatica in Brasile anche un rapporto della Pia Unione del Transito di San Giuseppe, facente parte del vasto mondo guanelliano (dal santo Luigi Guanella), cui sono vicino da sempre, e così si viene a scoprire il ruolo dei preti di strada che si
sostituiscono alle assenti, se non totalmente scellerate, autorità.


Sono proprio i sacerdoti a svolgere un ruolo fondamentale per accogliere, informare, sensibilizzare, aiutare i poveri, le categorie meno protette, gli abitanti delle favelas della più grande megalopoli del Sudamerica, San Paolo del Brasile (oltre 10 milioni di abitanti la città e circa 20 milioni l’agglomerato urbano) fin dall’arrivo del coronavirus nel continente diventata la “capitale” latinoamericana del Covid-19.

Chi opera con i poveri ha una sola preoccupazione: che il contagio non arrivi nelle strutture di accoglienza. La vera “task force” la stanno facendo loro: in una San Paolo del Brasile dove, al di là dei diversi proclami politici, la gente si ammassa ancora sui mezzi pubblici, i preti di strada hanno
un ruolo fondamentale per accogliere, informare, sensibilizzare, aiutare le persone di strada, i poveri, le categorie meno protette, gli abitanti delle favelas della più grande megalopoli del Sudamerica, fin dall’arrivo del coronavirus nel continente diventata la “capitale” latinoamericana del Covid-19.

A San Paolo, infatti, si sono verificati i primi casi di contagio e
qui ci sono state le prime vittime. Ancora oggi, nel momento in cui il virus si è allargato a molte altre zone del Paese (il Nordest e in particolare il Pernambuco e la città di Manaus, nell’Amazzonia) le statistiche ufficiali dicono nello Stato di San Paolo ci sono circa 1.700 vittime
sulle 4.300 di tutto il Paese e si concentra circa un terzo dei 63mila casi di contagio, ma già mentre scrivo i dati purtroppo volano, e questi sono aggiornati ad un paio di giorni fa.

Ho sentito dire che siamo vicini ai 100mila casi di contagio, e chissà quanti sfuggono a questi dati, considerata la vastità territoriale e la mancata presenza di organizzazioni capillari come la nostra Protezione Civile, e non solo essa. Ma su San Paolo si concentra anche la polemica politica, tra il governatore João Doria ed il presidente della Repubblica Jair Bolsonaro, che si ostina a minimizzare la portata della pandemia ed ha licenziato nei giorni scorsi il ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta, fautore invece di una politica restrittiva.

È facile immaginare l’esistenza di “task force” di preti di strada in Africa e in ogni dove, anche se non lo sappiamo ed i media non ce lo raccontano. Non fanno notizia? Non sono politicamente corretti? Non sappiamo guardare oltre il nostro naso (Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania)? Vale la pena di rifletterci sopra, ma soprattutto di informare come ho cercato di fare qui.

(Franco Baccarini)

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