In caso di separazione, Papà c’è, e non solo per l’assegno di mantenimento

Ad oggi la percentuale dei matrimoni, o delle unioni di fatto, finiti è molto elevata rispetto le unioni che perdurano nel tempo. La grande problematica si affronta quando da questo vengono al mondo dei figli.

Poche persone riescono a gestire e mantenere dei rapporti cordiali e paritari, in tanti casi invece ci si dimentica dell’atto d’amore da cui sono nati questi bambini, di quello che umanamente hanno bisogno, limitandosi alle necessità economiche ed a far gestire le controversie da un tribunale; nel peggiore dei casi con l’intervento dei servizi sociali e di avvocati per cui siamo semplici pratiche e non persone.

Si antepone, quindi, il conflitto alla serenità di questi bambini, i cui bisogni restano più umani che materiali. La poca cultura in tema di gestione del conflitto, grava spesso sull’incolumità psicologica dei minori coinvolti in questi alterchi, minandone la crescita e la costruzione del proprio “Io”

Vero è che, in molti, non hanno la percezione di quanto fondamentale sia la presenza di entrambi i genitori e questi litigi, che sia anche solo da parte di uno di esse,  comportano l’allontanamento di uno dei genitori (spesso la figura paterna) che viene limitata nella frequentazione ed assoggettata al fattore economico come unico compito obbligatorio, adducendo ad entrambe le figure (padre e figlio) una sofferenza con risvolti spesso inesorabili sulla vita di entrambi.

Chiediamo il parere a Roberto Castelli Presidente dell’associazione Genitori Sottratti – Bologna

Vicepresidente e responsabile della comunicazione del coordinamento interassociativo Colibrì

Le famiglie si scompongono in seguito al litigio delle coppie o ad altri fattori di tipo economico che sopraggiungono. Il primo riflesso è indubbiamente sulla discendenza, poiché il problema dell’affido minorile, risolto malamente nel nostro paese, va a determinare una distanza imposta tra il genitore non collocatario ed il proprio figlio (Nel 95% dei casi è il papà)

Alcune coppie si separano con buoni accordi tra le parti, ma dove si innesca il conflitto la relazione con i figli si fa decisamente più complessa, si apre uno scenario per il quale i genitori emarginati chiedono alla giustizia delle risposte e contemporaneamente i tribunali chiedono degli accordi tra i genitori, si entra pertanto, in un loop nel quale si viene inghiottiti da un applicazione della legge sull’affido condiviso che indubbiamente non rispetta il senso per il quale “la legge” è stata scritta,  cioè garantire un equa presenza di papà e mamma ai figli dei separati, come recita la “Convenzione dei diritti dell’infanzia” firmata anche dal nostro paese.

Assistiamo però ad uno stravolgimento del concetto di famiglia tradizionale grazie anche all’innesto di nuove formule di famiglia imposte da una cultura inclusiva che pare decisamente trascurare la famiglia eterosessuale.

La figura paterna è cambiata nei tempi, la figura materna ha acquisito maggiore autonomia, ma l’equilibrio tra le due figure si regge unicamente nell’integrità della relazione tra i componenti del nucleo familiare

C’è una nuova cultura che in molti stanno perorando ultimamente ed è il “Mantenimento Diretto” cosa puoi dirci su questa formula?

Il Mantenimento Diretto è una evoluzione dell’attuale mantenimento riconosciuto dal nostro stato e rappresenta un upgrade poiché coinvolge attivamente entrambe le figure genitoriali secondo le rispettive possibilità economiche

Una rivoluzione sostanziale, già partita nei paesi nord europei, che hanno una cultura separativa più avanzata rispetto la nostra, essendo sdoganata da più tempo l’istituzione del divorzio ed hanno notevolmente “aggiustato il tiro” sul mantenimento dei figli.

Il Mantenimento Diretto è la risposta ad un’evoluzione di entrambi i ruoli, di uomini e donne, che nella società hanno raggiunto entrambi la capacità di un’autonomia economica e quindi, l’emancipazione della coppia, vuole che la figura femminile non ricopra più il ruolo succedaneo a quello maschile o limitato all’accudimento dei figli. Le mamme sono anche lavoratrici, impiegate, manager. I papà sono camionisti, impiegati o dirigenti ma con una consapevolezza accresciuta nell’accudimento dei figli.

Il mancato recepimento della parità genitoriale si ripercuote negativamente sulla crescita dei minori in oggetto inducendo in loro carenze psicologiche tra le quali un incerto sguardo nel futuro anche nel loro ruolo di futuri genitori.

                                                                                                                                             Roberto Castelli (Coordinamento Interassociativo Colibrì)

La considerazione che mi sovviene da tutto ciò è che questo sistema possa in qualche maniera contrastare l’avanzata del PAS (Alienazione Genitoriale) ed evitare quindi le ripercussioni, almeno sensibilmente, di quelle che sono poi le problematiche che i nostri figli sviluppano, ma di questo argomento approfondiremo nel prossimo articolo.

Sarà forse poco etico, ma termino questo articolo con un quesito che forse in pochi si pongono, certamente questi bambini cresceranno ed avranno modo di interpretare la realtà secondo una coscienza diversa, dovendo quindi riconoscere di essere stati manipolati in maniera tendenziosa vedendosi strappare del tempo prezioso con latro genitore. E realmente questo che si auspica per loro?

Sara De Ceglia

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