Indulgenza plenaria Coronavirus, nota Penitenzieria Apostolica

Nota della Penitenzieria Apostolica circa il Sacramento della
Riconciliazione nell’attuale situazione di pandemia,

20.03.2020
[B0170]

«Io sono con voi tutti i giorni»

(Mt 28,20)

La gravità delle attuali circostanze impone una riflessione sull’urgenza e la centralità del
sacramento della Riconciliazione, unitamente ad alcune necessarie precisazioni, sia per i fedeli laici,
sia per i ministri chiamati a celebrare il sacramento.
Anche in tempo di Covid-19, il sacramento della Riconciliazione viene amministrato a norma del
diritto canonico universale e secondo quanto disposto nell’Ordo Paenitentiae.
La confessione individuale rappresenta il modo ordinario per la celebrazione di questo sacramento
(cf. can. 960 CIC), mentre l’assoluzione collettiva, senza la previa confessione individuale, non può
essere impartita se non laddove ricorra l’imminente pericolo di morte, non bastando il tempo per
ascoltare le confessioni dei singoli penitenti (cf. can. 961, § 1 CIC), oppure una grave necessità
(cf. can. 961, § 1, 2° CIC), la cui considerazione spetta al Vescovo diocesano, tenuto conto dei
criteri concordati con gli altri membri della Conferenza Episcopale (cf. can. 455, § 2 CIC) e ferma
restando la necessità, per la valida assoluzione, del votum sacramenti da parte del singolo
penitente, vale a dire il proposito di confessare a tempo debito i singoli peccati gravi, che al
momento non era possibile confessare (cf. can. 962, § 1 CIC).
Questa Penitenzieria Apostolica ritiene che, soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal
contagio pandemico e fino a quando il fenomeno non rientrerà, ricorrano i casi di grave necessità,
di cui al summenzionato can. 961, § 2 CIC.
Ogni ulteriore specificazione è demandata dal diritto ai Vescovi diocesani, tenuto sempre conto del
supremo bene della salvezza delle anime (cf. can. 1752 CIC).
Qualora si presentasse la necessità improvvisa di impartire l’assoluzione sacramentale a più fedeli
insieme, il sacerdote è tenuto a preavvertire, entro i limiti del possibile, il Vescovo diocesano o, se
non potesse, ad informarlo quanto prima (cf. Ordo Paenitentiae, n. 32).
Nella presente emergenza pandemica, spetta pertanto al Vescovo diocesano indicare a sacerdoti e
penitenti le prudenti attenzioni da adottare nella celebrazione individuale della riconciliazione
sacramentale, quali la celebrazione in luogo areato esterno al confessionale, l’adozione di una
distanza conveniente, il ricorso a mascherine protettive, ferma restando l’assoluta attenzione alla
salvaguardia del sigillo sacramentale ed alla necessaria discrezione.
Inoltre, spetta sempre al Vescovo diocesano determinare, nel territorio della propria circoscrizione
ecclesiastica e relativamente al livello di contagio pandemico, i casi di grave necessità nei quali sia
lecito impartire l’assoluzione collettiva: ad esempio all’ingresso dei reparti ospedalieri, ove si
trovino ricoverati i fedeli contagiati in pericolo di morte, adoperando nei limiti del possibile e con le
opportune precauzioni i mezzi di amplificazione della voce, perché l’assoluzione sia udita.

Si valuti la necessità e l’opportunità di costituire, laddove necessario, in accordo con le autorità
sanitarie, gruppi di “cappellani ospedalieri straordinari”, anche su base volontaria e nel rispetto
delle norme di tutela dal contagio, per garantire la necessaria assistenza spirituale ai malati e ai
morenti.
Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione
sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra
ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in
grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di
ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche
mortali (cf. CCC, n. 1452).
Mai come in questo tempo la Chiesa sperimenta la forza della comunione dei santi, innalza al suo
Signore Crocifisso e Risorto voti e preghiere, in particolare il Sacrificio della Santa Messa,
quotidianamente celebrato, anche senza popolo, dai sacerdoti.
Come buona madre, la Chiesa implora il Signore perché l’umanità sia liberata da un tale flagello,
invocando l’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di Misericordia e Salute degli infermi, e
del suo Sposo San Giuseppe, sotto il cui patrocinio la Chiesa da sempre cammina nel mondo.
Ci ottengano Maria Santissima e San Giuseppe abbondanti grazie di riconciliazione e di salvezza, in
attento ascolto della Parola del Signore, che ripete oggi all’umanità: «Fermatevi e sappiate che io
sono Dio» (Sal 46,11), «Io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20).
Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 19 marzo 2020,
Solennità di San Giuseppe, Sposo della B.V. Maria, Patrono della Chiesa Universale.

Mauro Card. Piacenza
Penitenziere Maggiore

Krzysztof Nykiel
Reggente

[00379-IT.01] [Testo originale: Italiano]
[B0170-XX.01]

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