Neuroscienze e relative questioni etiche applicate al prodotto cinematografico

Lo studio del rapporto che intercorre tra tematiche bioeticamente rilevanti e prodotti dell’industria cinematografica che rappresentano sul grande schermo tali tematiche costituisce un fenomeno nato nell’ultimo decennio; nel 2004, almeno rifacendoci a quanto avvenuto in Italia, venivano pubblicati pressoché contemporaneamente un saggio per il bimestrale «Silarus», dal titolo La bioetica: sfida per le coscienze del terzo millennio1 ed il primo volume completo dedicato al tema da Paolo Cattorini, medico e professore ordinario di Bioetica all’Università di Varese, intitolato eloquentemente Bioetica e Cinema – Racconti di malattia e dilemmi morali

. Più recentemente, si sono aggiunti – tra gli altri – i volumi Cinema contemporaneo e questioni bioetiche e Tecnoetica e Cinematografia – Un percorso di riflessione sulle nuove tecnologie rappresentate sul grande schermo.

Ma venendo più specificatamente al binomio Neuroscienze-Cinema, è necessario sottolineare che i progressi compiuti nelle aree della ricerca medica in generale e delle neuroscienze in particolare aprono inedite possibilità di intervento sull’uomo, con conseguenti inevitabili correlati interrogativi etici. Il cinema partecipa fortemente alla formazione delle coscienze; ciò vale evidentemente anche per quanto concerne le neuroscienze.

Pertanto, è sempre più necessario essere spettatori consapevoli,al fine di poter risalire all’aspetto rivelativo del messaggio filmico, tanto più considerando che le neuroscienze nel cinema vengono troppo spesso rappresentate in chiave fantasy, mentre soltanto il mezzo documentaristico, capace di raggiungere fette largamente inferiori di pubblico rispetto al prodotto cinematografico, fornisce occasioni di formazione reale sulle tematiche trattate.

Tenuto debitamente conto di ciò,appare evidente (oltre che eticamente rischioso) che il pubblico si trovi sballottato nello spazio tra scienza e fantascienza, e – conseguentemente – in quello tra etica e fantaetica, laddove è fondamentale richiamarsi a quei valori fondanti la nostra umanità che richiedono la restituzione della piena centralità alla persona.

Appare sempre più importante, in considerazione dei progressi senza precedenti che stanno compiendo le neuroscienze, comprendere come tutto ciò venga rappresentato al cinema, dove non mancano esempi di film che cercano di manipolare le coscienze, tentando – nella maggior parte dei casi – di condurre le masse verso una formazione di stampo nichilista e relativista, non certo casualmente, bensì seguendo precisi motivi, sociologici, industriali, legati al profitto economico anteposto al bene ed al
rispetto della persona. Peraltro, oggigiorno è riservata poca considerazione allo studio scolastico delle scienze nel senso più ampio e generale del termine, ed anche tale fattore contribuisce a far sì che le conoscenze in
materia si formino prevalentemente con il cinema, e se le conoscenze si formano soprattutto attraverso il prodotto filmico, ecco che anche le coscienze (cosa che eticamente maggiormente ci interessa) si formano at-
traverso il medesimo prodotto.

I progressi – non sempre opportunamente controllati – compiuti dall’uomo nelle aree di ricerca medico-scientifica, stanno aprendo inedite possibilità di manipolazione del corpo e della mente dell’uomo, promettendo di avverare alcuni dei sogni più antichi dell’umanità: il raggiungimento delle massime capacità psicofisiche e mille altri traguardi da sempre auspicati, ed ora apparentemente più vicini da raggiungere, che vanno quasi tutti nel segno del conseguimento di una felicità di tipo gaudentistico.

Come detto, tutto questo non è privo di correlati interrogativi,anche rilevanti e preoccupanti,sull’etica concernente tali progressi. Per meglio dire, la ricerca medico-scientifica che dovrebbe essere al servizio della salute dell’uomo, nel cinema viene spesso rappresentata in chiave spettacolarizzata, contribuendo a creare aspettative più egoistiche ed edonistiche, con gli attuali modelli di vita che chiamano la ricerca medico-scientifica ad assecondare richieste di soddisfazione di desideri indirizzati non soltanto verso la salute, ma anche verso un malinteso senso di benessere, inteso sempre più come rifiuto dell’invecchiamento, di perseguimento di sempre più straordinari risultati in campo estetico e di quant’altro riconduca al relativismo ed al nichilismo.

Diventa, pertanto, sempre più importante essere spettatori consapevoli dei prodotti cinematografici, non dimenticando che il potere persuasivo di tali prodotti appare forte, forse ineguagliabile, nel momento in cui raggiunge la quasi totalità della popolazione mondiale, grazie ad una capacità di penetrazione che non si limita alla già pur potente sede naturale della sua rappresentazione pubblica, che è la sala cinematografica, ma con un potenziale che esce fortemente rafforzato dalle fasi successive del noleggio e della vendita del dvd e – ancor di più – dal passaggio televisivo del film, che consente di entrare nelle case di tutto il mondo.

Pertanto, il cinema partecipa con importanza rilevante al dibattito (ed alla
formazione delle coscienze) collegato alle questioni morali connesse con la vita umana.

Peraltro, l’immagine vanta una superiorità rispetto alla parola scritta. Cosi com’è stato epocale il passaggio dall’oralità alla scrittura nella trasmissione del sapere, così si vive in una transizione che va dalla scrittura all’immagine. Il cinema, in particolare, è un grande elemento di diffusione di modelli di comportamento, che vengono imposti attraverso le immagini. Ciò può comportare anche che questo autentico potere di persuasione sociale venga sfruttato per far sì che pellicole dalla trama apparentemente innocua e di chiaro impatto commerciale nascondano precisi scopi di convincimento di massa,troppo spesso a di scapito della centralità della persona.

Tutto questo accade, in questi decenni, nel cinema rapportato alle vaste tematiche bioetiche in generale; rapportato alle neuroscienze (quindi, parliamo di neuroetica) in particolare.

A dispetto della corretta visione personalista, anche i rapidi e formidabili progressi delle neuroscienze devono vedersela – tanto più in un momento di grave recessione economica globalizzata – con gli interrogativi legati alla revisione (se non allo smantellamento) del welfare; ci si chiede se i fondi pubblici sanitari debbano essere destinati a tutti,oppure se siano da ridurre più o meno drasticamente per lasciare che alla sanità accedano prevalentemente i più abbienti, oppure coloro che si trovano nel pieno dell’attività lavorativa, in quanto ancora chiamati a produrre e capaci di rendere fruttuoso l’investimento economico-sanitario nei loro confronti, mentre l’impiego di fondi pubblici per la ricerca medica (dove le neuroscienze applicate alla terza età la fanno da protagoniste) a favore degli anziani appari rebbe come un qualcosa di anti-economico.

In presenza di un pesante indebitamento dei paesi occidentali ed all’interno di una società che appare fondata sul consumismo, chi – per età o per condizioni di salute – si ritrova ad essere improduttivo, oltre a rappresentare un costo sanitario e di sostegno per l’eventuale ridotta capacità di autonomia personale, viene sempre più considerato persona di serie B, i cui investimenti da parte del settore pubblico (Stato, regioni, etc.) sembrerebbero cinicamente inutili, il che rappresenta una questione etica nient’affatto irrilevante.

Il cinema partecipa anche a questo delicatissimo dibattito pre-politico. Tutte le questioni etiche sin qui citate, ed altre ancora sulle quali non ci dilunghiamo,appaiono più o meno nascoste tra un fotogramma e l’altro di un film. Chi fa cinema (produttori, sceneggiatori,registi) sa bene quale sia il potere di questo mezzo mediatico, e può anche scegliere di servirsene come meglio crede.

Trattando le tematiche bioetiche e neuroetiche, il cinema può farsi promotore di comportamenti che favoriscono interessi economici ed indirizzi politici. L’arte cinematografica, apprezzabilissima non soltanto come forma artistica e come occasione di svago, ma utile anche per il contributo reso al dibattito culturale ed etico attraverso quello che è comunemente definito laboratorio prepolitico,non va certo demonizzata quando si occupa del progresso medico-scientifico.

Però, la cinematografia non deve indurre ad allontanarci dal concetto, che riteniamo fondamentale, di un progresso che è autentico solamente quando
si realizza evitando ogni comportamento che non sia conforme all’umanizzazione della scienza e della medicina.

In occasione del Corso, abbiamo menzionato alcuni esempi filmici concreti relativi al rapporto tra neuroscienze e cinema. Per quanto concerne la demenza senile e di Alzheimer, possiamo fare l’esempio de Le pagine della nostra vita – The Notebook (USA, 2005) di Nick Cassavetes, con Ryan Gosling, Rachel McAdams, James Garner.

Per la tematica attualissima dei farmaci che “cancellano” le memorie, Se mi lasci ti cancello – Eternal Sunshine of the Spotless Mind (USA, 2004) di Michel Gondry, con Jim Carrey,KateWinslet,TomWilkinson. Relativamente alla sindrome autistica, è impossibile non pensare al popolarissimo film

Rain Man (L’uomo della pioggia) – Rain Man (USA, 1988) di Barry Levinson, con Dustin Hoffman e Tom Cruise. Circa il tema della coscienza e dello stato vegetativo, menzioniamo Risvegli – Awakenings (USA, 1990) di Penny Marshall, con Robert De Niro e RobinWilliams.Per quanto riguarda la schizofrenia, abbiamo A Beautiful Mind (USA, 2001) di Ron Howard, con Russell Crowe, Jennifer Connelly. Sull’intelligenza artificiale, abbiamo A.I. – Intelligenza Artificiale – Artificial Intelligence:A.I. (USA, 2001) di Ste-
ven Spielberg, con Haley J.Osment, Frances O’Connor, Sam Robards.

Va sottolineato che l’industria cinematografica affronta le tematiche di pertinenza neuroscientifica offrendo allo spettatore prodotti filmici che possiamo suddividere in tre ti pologie: scientifica (com’è nel caso di Ombre della mente, coproduzione olandese- canadese del 1987 diretta da Heddy Honigmann), fantasy (come Artificial Intelligence:A.I /A.I.- IntelligenzaArtificiale,The Island, etc.);

sentimentale (Le pagine della nostra vita -The Notebook, 50 volte il primo bacio – 50 First Dates, etc.). Vanno aggiunti possibili incroci tra le tre citate modalità: scientifica/sentimentale (com’è nel caso di Risvegli – Awakenings, A Beautiful Mind, etc.); scientifica/fantasy (come The Final Cut, etc.). È praticamente assente la sola tipologia sentimentale/fantasy, ritenuta un controsenso dai produttori cinematografici (per tipologia di script, per profilo di spettatore, etc.).


All’interno dell’incontro del 5 luglio del Corso Estivo di Bioetica 2012, abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla demenza senile, sugli aspetti neuroetici correlati a detta sindrome, attraverso l’esempio offerto da Le pagine della nostra vita -The Notebook (USA, 2005) di Nick Cassavetes; con Ryan Gosling, Rachel McAdams, James Garner; sceneggiatura di Jan Sardi e Jeremy Leven, ispirata dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks. Non solo a semplice titolo di curiosità, ma anche affinché chi legge possa rintracciare e visionare altri film sulla demenza senile e di Alzheimer per verificarne le varie sfaccettature,soprattutto da un punto di vista etico, menzioniamo: Away from Her – Lontano da lei (Canada, 2007) di Sarah Polley,The Savages – La famiglia Savage (USA, 2007) di Tamara Jenkins, Aurora Borealis (USA/Canada, 2006) di James C.E.

Burke, Iris, un amore vero – Iris (USA/GB, 2001) di Richard Eyre, Una sconfinata giovinezza (Italia, 2010) di Pupi Avati. Si tratta, non casualmente, di pellicole realizzate tutte negli ultimissimi anni.Il tema appare sempre più attuale con l’aumento dell’aspettativa media della vita.

Relativamente a Le pagine della nostra vita -The Notebook, il film sul quale abbiamo prestato la nostra attenzione, vi si inseriscono molte domande bioeticamente rilevanti sull’assistenza al malato; anzi, alla persona malata. Innanzi tutto, non vorremmo che passasse il messaggio che solo un grandis simo amore, epico, osteggiato da giovani, perso per alcuni anni,ritrovato quando nessuno dei due ci sperava più,sia l’unico modo per colui che dei due si ammala per sperare di essere accudito, ben assistito,rispettato ed
amato nel pieno della malattia. Quasi come se solo un fatto totalmente fuori dalla norma (come può essere un amore di eccezionale portata) possa giustificare il sostegno pieno ed incondizionato ad una persona malata, tanto più se malata di Alzheimer, che – altrimenti – non meriterebbe altro che un triste “parcheggio”, peraltro oneroso per la collettività.

In occasione del lungo ed interessante incontro si è dibattuto,anche grazie ai numerosi ed articolati interventi dei corsisti, di svariate questioni etiche relativamente alla sindrome di Alzheimer,anche (ma non solo) attraverso l’esempio rappresentato del più volte citato film di Nick Cassavetes. In un apprezzabile lavoro di gruppo, che ha occupato la seconda parte dell’incontro, si è dibattuto dell’assistenza al malato, in casa o presso una struttura specializzata, e del doveroso rispetto della persona malata.

Così come si è parlato dell’autosufficienza e dell’interdipendenza, laddove quest’ultima rap presenta il modo di essere al mondo dell’uomo, non solo nell’ecosistema naturale,ma anche in quello sociale.L’uomo non è, se non è preso in cura. Questa verità antropologica tende ad essere occultata in una società ad alto tasso di individualismo, dovuto non solo all’inclinazione egoistica che da sempre incurva l’uomo su se stesso, ma aggravata da una cultura – quella occidentale postmoderna – che interpreta i legami sociali più come condizionamenti da liquidare che come condizioni per l’umano vivere.

Quindi, si è fatto cenno all’etica del rapporto tra malato e tutore, così come anche dei costi sociali della malattia in tempi di crisi economica mondiale, dopo quella che potremmo definire la “stagione d’oro” dello stato sociale, o del welfare, che dir si voglia, come abbiamo già ricordato poc’anzi. Poi,
si è dibattuto brevemente anche dell’etica delle dichiarazioni anticipate di trattamento e della liceità e dell’etica della contenzione,non senza l’aver ricordato il principio sancito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, che recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’indi-
viduo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Avviandoci alla conclusione, è necessario annotare che,mentre per le tematiche bioetiche correlate ai progressi delle tecnologie (che confluiscono prevalentemente nel genere cinematografico della fantascienza) esistono numerosi esempi filmici negativi a fronte di pochi eticamente condivisibili e definibili come positivi, nelle tematiche neuroscientifiche l’approccio da parte della Settima Arte è più spesso eticamente accettabile, sicuramente utile a dibattiti,anche se certamente non sempre condivisibile nel messaggio rappresentato attraverso il grande schermo.

Possiamo, altresì, notare che i documentari, pur pressoché sconosciuti al grande pubblico, offrono una qualità didattica ed etica superiore rispetto alla finzione cinematografica, la quale – però – è la sola a poter vantare il raggiungimento delle masse in tutti i continenti. Rimanendo sull’esempio dell’Alzheimer, meritano di essere segnalati brevi documentari (della durata tra i 15 ed i 30 minuti) che si possono rintracciare in convegni, cineforum e festival del settore, come Alzheimer di Roland Minnaert
(Belgio, 1996) e Alzheimer,si tu m’avais laissé vieillir di Pierre Krzyszowski (Francia, 1989), assai rilevanti da un punto di vista qualitativo,anche relativamente agli aspetti etici.

In ogni caso, apparirebbe ingeneroso e scorretto generalizzare decretando una positività etica certa nell’approccio documentaristico rispetto ad una negatività etica altrettanto indubitabile nell’approccio cinematografico; inoltre, va sottolineato che l’arte cinematografica non ha certamente i medesimi doveri didattici insiti nell’essenza stessa del mezzo documentaristico. Di sicuro c’è che la conoscenza (più o meno scientificamente corretta, più o meno eticamente accettabile) delle neuroscienze da parte del grande pubblico passa soprattutto attraverso lo schermo cinematografico.

NOTE

1 F.BACCARINI,«La bioetica:sfida per le coscienze del terzo millennio», in Silarus, 237 (2005).

2 P.CATTORINI,Bioetica e Cinema – Racconti di malattia
e dilemmi morali, Edizioni Franco Angeli, Milano 2006, seconda edizione.

3 P. DALLA TORRE (a cura di), Cinema contemporaneo e questioni bioetiche,Edizioni Studium – Quaderni della LUMSA, Roma 2010.

4 F.BACCARINI,Tecnoetica e cinematografia – Un percorso di riflessione sulle nuove tecnologie rappresentate sul grande schermo, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2012.

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