Ecco il cellulare contro la dipendenza da Smartphone

Facendo zapping, in una di quelle occasioni in cui arrivi fino al canale 300 e passa, perché nulla attira e merita la tua attenzione, sono finito su RepTV, il canale de “La Repubblica” e mi ha attirato un servizio di Sofia Gadici, intitolato: “USA: ecco il cellulare vintage contro la dipendenza da smartphone”.

Ora, è un’utopia tutto ciò, anche se poi, come stiamo per vedere, è stato realizzato davvero, seppure in un unico esemplare, almeno per ora. La società odierna impone la corsa al modello nuovo di ogni smartphone, iPhone e quant’altro, e questa corsa non si fermerà.

Però, Justine Haupt, una giovane ingegnere spaziale che lavora al Brookhaven National Laboratory di New York, da tre anni lavora ad un progetto tutto suo, quello di creare un cellulare diverso dagli attuali smartphone. Ed il primo esemplare l’ha presentato e l’ha usato dinanzi alle telecamere in una telefonata definita di alta qualità.

La giovane afferma una cosa anche eticamente e socialmente (non solo tecnologicamente) importante:

“In un mondo pieno di gente iperconnessa, volevo qualcosa di mio, personale e assolutamente tattile che mi desse anche una scusa per non mandare messaggi”.

Nasce così un telefonino semplicemente stampato in 3D, che funziona grazie ad una batteria e al classico “disco rotante” come quello dei primi telefoni a cornetta, quelli con cui è cresciuto chi vi scrive e tutti quelli che hanno almeno una quarantina di anni di età.

Non so, francamente, se tutto questo avrà un futuro, fosse anche di nicchia. Se un’industria si interesserà allo sviluppo ed alla distribuzione dell’apparecchio mobile vintage, capace di riportare la funzione del telefonino a quella di… telefonare e basta!! Una funzione che molto spesso è relegata, nei moderni smartphone, solo dopo Whatsapp, Messenger, Facebook, l’ascolto della musica, e quant’altro. Curioso che un telefono sia usato molto di più per funzioni che con il telefono non hanno nulla a che fare.

Mi fa simpatia questo esperimento, tanto più effettuato da una giovane. Un modo per tornare a parlare in famiglia e tra amici? Magari fosse. Parliamo, si fa per dire, molto più con chi è lontano, e spesso sconosciuto, che non con chi viviamo e con cui dovremmo comunicare di più.

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