Quaresima: palestra, campo e spogliatoio dello spirito

poiché a Pasqua celebreremo la Vita in pienezza, la Risurrezione, la Gioia infinita, la Vittoria, ecco che in quaranta giorni abbiamo l’occasione di allenarci a vivere da risorti, mettendoci in ascolto della Parola, impegnandoci nella carità e rinunciando a quanto ci appesantisce ed ostacola la vita piena e serena.

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E’ giusto sospendere le messe in per paura del Coronavirus?

“Sine Dominica non possumus”.
Senza la celebrazione dell’eucaristia non possiamo vivere, dissero i Martiri di Abitina facendosi uccidere piuttosto che rinunciare alla celebrazione dell’eucaristia.
Credo che la sospensione delle messe in Lombardia sia una grave decisione, sono sicura che si stata presa per rispettare norme sanitarie, ma io personalmente credo che ci tenga in vita – anche fisicamente – più il corpo di Cristo che qualsiasi altra cura.
ps Probabilmente le chiese per le messe feriali sono i luoghi meno affollati che frequento. Quindi, anche in seguito ai commenti, puntualizzo che fino a che rimangono aperti la metro, i bar, i supermercati e tutti i luoghi di lavoro in Lombardia, non ha senso vietare le messe, che dovrebbero essere l’ultima cosa da proibire, essendo il paragone con la peste manzoniana, al momento, per fortuna davvero sproporzionato.
Infine, per caso ho parlato con un medico di Pronto Soccorso, tra l’altro di une delle regioni a rischio, il quale mi ha confermato che la decisione di sospendere le messe in un’intera regione è a suo avviso emotiva e quanto meno opinabile secondo la scienza. Questo da un punto di vista medico. Del punto di vista di fede ho già detto.

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Peggio del camorrista c’è solo chi, nascosto dietro una divisa o un abito talare, con lui fa affari ma non spegniamo la speranza.

Peggio del camorrista c’è solo chi, nascosto dietro una divisa, una toga, una fascia tricolore o un abito talare, con lui fa affari. Non spegniamo la speranza. Isoliamo i camorristi. “ Sono due notti che non dormo” mi ha detto a riguardo un caro amico colonnello; mentre un capitano dell’Arma mi ha confessato: « Da ieri ho il cuore a pezzi». A tutti i carabinieri che per questi tradimenti stanno soffrendo, vogliamo ribadire il nostro affetto, la nostra stima, la nostra fiducia.

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Ricordo di Jolanda, la mamma di Don Peppe Diana

E don Peppe salì sui tetti e cominciò a gridare. Lui, prete, studioso della Bibbia, amante del suo popolo, della sua terra, prima di tutti noi, comprese che il tempo di tenere le mani in tasca, anche se pulite e profumate d’ incenso, era finito. Che amare veramente il prossimo, in Terra di lavoro, voleva dire liberarlo dalla paura e dall’oppressione della camorra. Lo fece. Per amore, lo fece. Tutti, a cominciare da Jolanda, sapevamo che i camorristi gliel’avrebbero fatta pagare. Avvenne.
Alla vigilia della primavera del 1994, don Peppe Diana, vigliaccamente, veniva trucidato, nella sua chiesa, al suo paese. Mamma Jolanda in questi anni ha pianto tutte le sue lacrime. Ma anche ha potuto vedere quante spighe rigogliose e belle sono spuntate dal terreno irrorato dal sangue versato da suo figlio. Grazie, Jolanda.

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La mia mamma la ricordo così, in preghiera davanti alla Madonna Di Pompei

Ai miei occhi, Maria, non sostava accanto ma davanti al Figlio, come una potente lente d’ingrandimento. Una lente grazie alla quale il volto del Signore si faceva più brillante, ci appariva più familiare. Mi sembrava di capire che Maria mettesse in risalto i suoi lineamenti, le sue piaghe, il suo sorriso, il suo sguardo, il colore della sua pelle. Lei lo ama. Da sempre ne è perdutamente innamorata. Il suo volto materno addolcisce i suoi tratti e le sue parole. Non che di Gesù dobbiamo aver timore, solo che in compagnia della Mamma la famiglia è al completo. Del suo tratto squisitamente e delicatamente femminile necessitano i credenti e la Chiesa.

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