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Don Zeno di Nomadelfia e l’invito a studiare la Divina Commedia

Don Zeno, a metà del 1980, pochi mesi prima della sua partenza per la vita eterna, in una revisione della vita di Nomadelfia si interroga sulla cultura, partendo dalle sue esperienze personali. Ricorda di aver completato gli studi liceali, seguito personalmente da sacerdoti che insegnavano nel Seminario di Modena, anche se lui era un semplice laico.

Nello studio della lingua italiana, era rimasto affascinato dalla lettura della Divina Commedia. E in tantissime occasioni citerà qualche verso del poema.

“Che cosa ho preso dalla Divina Commedia? Quei passi che più mi interessavano. E ho trovato che la Divina Commedia è il più grande scritto che sia mai stato fatto. I romanzi non arrivano lì, né Carducci, neanche… sì un po’ i Promessi Sposi, però non siamo all’altezza, alla finezza, allo spirito, proprio… il canto alla vita è stato la Divina Commedia.

Manzoni ha tirato fuori i tipi sociali, ed è molto bella l’opera dei Promessi Sposi, è stata definita una civiltà vivente.

La Divina Commedia invece è andata sul piano soprannaturale e allora oggi rimane una grande opera perché è profondamente cristiana, e ti rivela una civiltà.

Come dice Dante? “Come il nauta uscito fuor dal pelago alla riva si volta all’acqua perigliosa e guata” Aveva queste grandi immagini.

Il naufrago che si è disperso nell’acqua, e con fatica è riuscito a venire alla sponda, e lì si volta indietro e guarda il pericolo che ha vissuto e guarda. “Si volta all’acqua perigliosa e guata”.

Quelle sono le linee che io ho vissuto.

A me son piaciuti i Promessi Sposi, perché lui ha fatto un’opera veramente cristiana. Lui l’ha fatta, e bella!  Ma certo che la Divina Commedia è un volo, è un lancio, è una cosa enorme!…

“Temp’era dal principio del mattino, e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle ch’eran con lui quando l’amor divino mosse di prima quelle cose belle; sì ch’a bene sperar m’era cagione di quella fiera a la gaetta pelle”.

Andate a vedere che spirito che c’è lì, a vedere uno scrittore del genere.

Per andare dall’inferno al purgatorio.

“Per correr miglior acque alza le vele oramai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sè mar sì crudele. E canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salir al Ciel diventa degno”.

È un’opera così grande che è cristiana, profondamente cristiana, forte! Mette perfino i Papi all’inferno…

“Caron non ti crucciare, vuolsi così colà dove si puote e più non dimandare”.

E rivolgendosi ai Nomadelfi li invita a studiare queste cose.

Francesco di Nomadelfia

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