Il tratto distintivo di un cristiano: la gioia!

Fare centro. L’essere umano è affamato, assetato di gioia; la desidera, la cerca, la brama, anche quando non se ne accorge. E Dio lo sa. “Queste cose vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” disse Gesù, parlando ai suoi discepoli. L’annuncio del Vangelo, perciò, deve essere fatto con gioia per la nostra gioia. Dio non si è accontentato di darci qualcosa della sua maestà, ha voluto svuotarsi di tutto per donarci tutto. Sta a noi scegliere la “capacità” dell’otre che dovrà contenerlo. Lui è il mare verde, infinito, bello, trasparente; se vai col secchiello raccogli poca acqua, se, fiducioso, ti abbandoni tra le onde, puoi arrivare a possederlo tutto. Mistero della fede. Mistero della vita. Sta a noi decidere se voler rimanere estranei o diventargli amici, parenti, figli, sposi, amanti. In un rapporto vero, unico, completo.

“ Lo Spirito Santo è il protagonista dell’evangelizzazione… se non c’è lo Spirito Santo non c’è evangelizzazione, se non c’è lo Spirito Santo c’è proselitismo, pubblicità… ma l’evangelizzazione è farti lasciare dallo Spirito Santo che sia lui a spingerti all’annuncio con la testimonianza, anche con il martirio e con la parola…E quale è il segno che tu cristiano sei un evangelizzatore? La gioia. Anche nel martirio” ha detto papa Francesco durante la catechesi di mercoledì. I proseliti, infatti, servono ad ingrossare le file dei padroni, a dominare meglio le masse, a vincere le inutili e assurde gare della vita. Evangelizzare, vuol dire, invece, condurre l’altro, che ancora non conosce Dio, che ignora la sua grazia, che, prigioniero delle sue idee, della sua cultura, della sua educazione magari lo vede come un avversario, un fantasma, un essere inesistente, a lasciarsi amare da lui. E chi, meglio dello Spirito Santo, può assolvere questo compito? Eccolo, allora, lo Spirito, prendere in mano le redine dell’ evangelizzazione, rendersi protagonista di questa opera importante e misteriosa. Lui, il Consolatore che sa scandagliare i cuori e fiondarsi come una lancia appuntita fino al midollo delle nostre ossa. Eccolo, pronto a indicarci la strada della gioia. E il miracolo avviene. E tu ne sei protagonista. Avverti in te qualcosa cui non sai dare un nome e che gli altri chiamano conversione. Inizi a pensare, a riflettere, a d amare, a servire come piace a lui. Il tuo cuore trabocca di una gioia umanamente immotivata. Nemmeno il dolore, nemmeno il martirio, riescono a farla evaporare. Le virtù della prudenza, della pazienza, della generosità; l’amore alla verità, alla giustizia, al bene comune, tutto deve servire perché anche i più piccoli, i più indifesi, i più lontani, quegli “scarti” di questo mondo che tanto a cuore stanno al Papa, possono arrivare a conoscere Gesù.

Dio non ha bisogno di me, sono io che ho bisogno di lui. Lui gode nel vedermi assiso alla sua mensa, condividere il suo pane, dormire sul suo cuore. Perciò le diatribe interne ed esterne alla Chiesa, gli orgogli, le superbie, le avarizie, non possono piacergli. Per questo motivo, quel peccato che troppo spesso commettiamo e che quasi mai confessiamo, la divisione tra noi, gli procura un dolore lancinante. Siamo suoi figli, suoi eredi, sua sostanza.

Dio porta nel cuore un sogno, vuole raggiungere i figli più lontani per poterli amare. Aiutiamolo. Noi, cristiani di lunga data, abbiamo ricevuto tanto, da due millenni attingiamo a piene mani dal deposito del vangelo, il rischio che corriamo è quello di trascurare il dono ricevuto. È questione di amore. I doveri, le norme, le formule, la disciplina, gli stessi comandamenti, vengono dopo. Non ti uccido, perché ti amo; non ti imbroglio perché ti amo; non ti inganno, perché ti amo. Non ti lascio annegare in mare perchè ti amo; ti dono il vangelo che ti rivoluzionerà la vita, perchè ti amo. Voglio esserti amico, perché ti amo. Puoi essere nato al di là dei mari o dei monti più alti, nei luoghi dove il giorno dura poche ore o dove l’estate non finisce mai, tu hai il diritto di essere mio fratello. E io ho il dovere, guidato dallo Spirito Santo, di darti quel che ho ricevuto in dono e che il tuo cuore desidera, Gesù Cristo, pienezza di vita, pienezza di senso, pienezza di gioia.

Maurizio Patriciello

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