Rinuncio alla rabbia scelgo l’indignazione

Ci sono eventi che scuotono più di altri, e che accendono gli animi facendo emergere una rabbia necessaria, sana, dovuta. E’ un’emozione che conosciamo tutte e tutti molto bene. Momenti come questi, che stiamo vivendo, sono assoluti, drammatici e alla paura, allo sconforto, si accompagnano montagne di rabbia.

La rabbia è un argomento che merita molto spazio nelle sessioni individuali. Incontro persone mosse nel pensiero e nell’agito da rabbia, persone stanche di sopportare atti e parole violenti, trattamenti iniqui, scelte non meritocratiche, persone arrabbiate per aver perso la libertà di manifestare sé stesse.
Persone arrabbiate per essersi perse in una vita che non era la loro.

Il primo passo sano che invito a fare è riconoscere che la rabbia è un’emozione, e, come tale, se non viene alimentata, cessa.
Il secondo passo è spostare il ragionamento sul processo e non sullo stato: questo è necessario quando la posta in gioco è alta, quando la rabbia ha toccato qualcosa di grande con cui fare seriamente i conti.

Per quanto la rabbia sia un utile carburante non è un’efficace compagna di vita.
La rabbia è reazione, è fuoco, è pancia: è il primo passo.
Ma non è abbastanza.
Chiedo di fare uno, due, tanti passi in più per lasciare la rabbia e arrivare all’indignazione.

“Rinuncio alla rabbia e scelgo l’indignazione”.

Davanti ad un sopruso rinuncio alla mortale indifferenza, rinuncio alla cieca rabbia e scelgo la saggia indignazione.
La rabbia è la miccia, è l’esplosione; l’indignazione è logica, stabilità e giusta fermezza.
E’ saper dire gravemente e fermamente NO in connessione e coerenza con sé e con il contesto.

L’indignazione è il risultato di un processo di consapevolezza e come tutti i processi chiede spazio, tempo, centratura e struttura.
Riduce la fatica ai minimi termini, perché sa, con metodo, dove direzionare l’energia e come agire.
L’indignazione conosce quali virtù albergano in te e quali valori ti muovono profondamente.
L’indignazione è saggia perché sa discriminare cosa può essere cambiato e cosa no, è strategica e non casuale: sceglie l’azione alla reazione e conosce l’obiettivo da raggiungere per trovare equilibrio.

In questi giorni devo respirare molto per non alimentare la rabbia, ma stavolta è dura.
L’ennesimo stupro, sentenze vergognose qualificabili solo come 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼, la devastante ignoranza che continua a reggere una mentalità maschilista che permea ogni ambito della nostra vita, sono tutti eventi da me non sostenibili.

Ma so che è qui che la pratica, l’etica, la saggezza e la presenza devono prendere il comando.
È qui, nel grande come nel piccolo, che per cambiare dobbiamo rinunciare alla rabbia e scegliere l’indignazione, e agire, nella luce, con schiena dritta e cuore aperto. Anche quando il dolore è enorme.

Oggi nessuna domanda, nessun sorriso, solo riflessioni scomode ma Vitali.

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