Uomini Soli: vivere gli anziani non come un peso ma come un dono

UOMINI SOLI – Restano indietro. In un mondo che evidentemente corre veloce, non riescono a tenere il passo. Loro avanzano più lentamente, hanno bisogno di fermarsi spesso, riprendere fiato, appoggiarsi a una panchina. La vita non è una corsa ad ostacoli, una gara dove a tutti i costi bisogna arrivare prima. La vita vera si consuma nella quotidianità. Bisogna imparare a cogliere il bello che ogni giorno cade sotto i nostri occhi.

Ci sono luoghi che, per la lontananza, i costi, il tempo, la salute che non ci permette di viaggiare, non visiteremo mai, è vero. Ma è altrettanto vero che, a quattro passi da casa nostra, ce ne sono altri altrettanto interessanti che magari sono sfuggiti alla nostra attenzione. Occorre inventare itinerari – turistici, culturali, spirituali – per tutti per rendere le giornate più interessanti, senza, per forza, prendere l’aereo. Occorre ritornare a chiamarci per nome. Con troppa superficialità abbiamo criticato i nostri vecchi che sapevano tutto di tutti. E’ vero, sovente, correvano il rischio di essere invadenti. Però, a loro, non sarebbe accaduto che un vicino potesse morire in casa sua senza che se ne accorgessero.

Il dramma della solitudine degli anziani non è stato adeguatamente affrontato. Troppo presi ad analizzare la solitudine dei ragazzi che, chiusi in casa, si tuffano nel mondo on line, abbiamo – credo – trascurato il dramma della solitudine delle persone anziane. E accade, sempre più spesso, che da sole muoiono. Sole in vita, sole in morte. Sole, senza sepoltura, restano, a volte, per mesi, anni, o, come è successo recentemente a Veroli a Sante Brocco, per quindici giorni. Accasciato al tavolo della cucina dove era solito sedersi per prendere il poco cibo che si preparava, è rimasto, Sante. Fino a che il cattivo odore che si sprigionava dall’appartamento non ha allertato i vicini.

Per due settimane nessuno lo ha cercato, nessuno ha badato a quella porta che non si apriva, a nessuno è venuto il sospetto che qualcosa potesse essere accaduto. Sante non aveva parenti, e forse non era stato capace di farsi delle amicizie. Succede. Non tutti abbiamo lo stesso carattere, non tutti siamo capaci di intrecciare facilmente rapporti con i vicini, in parrocchia, al circolo. Sono queste le persone che necessitano di essere monitorate per non correre il rischio di finire come “scarti”. Al di là e prima dei Servizi sociali, sarebbe bene – nei piccoli centri è più facile – se in un condominio ogni famiglia si facesse carico di sapere chi è il vicino che le vive accanto e, lentamente, guadagnarne la stima e la fiducia.

Sarebbe davvero bello, soprattutto per i cristiani, se del vicino che vive nella più nera solitudine, potessimo accollarci, con discrezione, il compito – assolutamente non gravoso – di dare uno sguardo alla sua porta, alla sua posta, alla sua auto. Ed esercitare, con tutta la gentilezza che richiede una simile “missione”, una sorta di caritatevole “ ingerenza umanitaria”. Natalia Aspesi, qualche anno, fa ebbe a dichiarare: « Ci chiamano nonnini, nonnetti, poi ci mettono nelle Rsa, nella tomba. L’ipocrisia sui vecchi è tremenda, se non ci salviamo da soli è l’inferno. Ogni giorno vedo ciò che accade intorno a me e come vengono considerate le persone della mia età… Diamo fastidio perché costiamo, perché siamo una spesa medica e sociale, perché prendiamo la pensione, perché occupiamo posti negli ospedali e case o abitiamo in quelle dei figli…». Considerazioni amare di una persona ultranovantenne di cui fare tesoro.

Non permettiamo agli anziani di sentirsi un peso, diamo loro la gioia di continuare ad avvertirsi come un dono. Se divino è il dare, divino è anche il ricevere. Facciamo in modo che possano esprimere i loro talenti, piccoli o grandi che siano, fino alla fine. E impariamo per quando sarà il nostro turno. Non idolatriamo i giovani a danno degli anziani. L’uomo è tale in ogni sua stagione. E se l’ultima, per ovvi motivi, può essere la più pesante vuol dire che più attenzioni merita da parte della società.

Maurizio Patriciello

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