Rendere la scuola dell’infanzia obbligatoria, dà vantaggi ai bambini?

In Europa, Francia ed Ungheria già hanno reso obbligatoria la scuola a partire dai 3 anni e ci sono una decina circa di altre nazioni in cui l’obbligo scolastico comincia a 4 o 5 anni. Dopo i tre anni, i bambini devono acquisire competenze socio-relazionali. La socializzazione rappresenta al tempo stesso un diritto e un bisogno e la scuola dell’infanzia è una palestra che sa proporre un ottimo allenamento alla vita, in questo senso. Questo è tanto più vero e necessario per i bambini nati e cresciuti al tempo del covid. Inoltre la scuola dell’infanzia propone una relazione privilegiata con adulti dotati di competenze educative.

Spesso, gli adulti sono molto impegnati nel tenere insieme tutti gli impegni e i doveri della loro vita. Questo implica minori possibilità di offrire ai bambini relazioni stimolanti ed esperienze efficaci dal punto di vista educativo e formativo. Nel loro essere “multitasking” gli adulti spesso si vedono – giocoforza – obbligati a coinvolgere sempre più spesso i bambini in attività mediate dallo schermo. Programmi televisivi, videogiochi, video ricreativi mostrati attraverso gli schermi di smartphone e tablet diventano modalità con cui si intrattengono i bambini in età prescolare per tempi significativi nell’arco della giornata.

Moltissime ricerche evidenziano come – soprattutto dopo la pandemia da covid 19 – i bambini di età 3-6 anni abbiano visto crescere in modo esponenziale il tempo trascorso davanti allo schermo con una riduzione significativa delle attività di gioco attivo, di esplorazione della natura e di contatto con gli altri bambini. Inoltre, cresce l’evidenza clinica che mostra un numero sempre maggiore di bambini con disturbi o ritardo del linguaggio. Così come la permanenza prolungata davanti ai piccoli schermi ha generato un incremento drastico di casi di miopia in età pediatrica, su scala mondiale.

La scuola dell’infanzia obbligatoria a 3 anni potrebbe essere vista oggi come una risorsa necessaria per una generazione di bambini che in età prescolare si trova a vivere con sempre minor possibilità di contatto e relazione con bambini di pari età e a fianco di adulti sempre più impegnati.

Infine è nella scuola dell’infanzia che moltissime famiglie con bambini piccoli escono dall’isolamento ed entrano in una rete composta da altre famiglie con cui condividere relazioni ed esperienze partecipando a quella comunità educante che senza la spinta incentivante fornita dalla frequenza scolastica non riesce a rendersi realtà concreta e partecipativa per tantissimi genitori. Il dibattito è aperto: se volete condividete con altri genitori ed educatori, l’articolo completo che ho scritto sul sito di Famiglia cristiana e che è disponibile a questo link: https://www.famigliacristiana.it/articolo/frequentare-la-materna-fa-bene.aspx?fbclid=IwAR3joHHkE5BjZzf0Grbpa6s1Ym6ECJ9e3Oh25XVro-_aj5Wz_REtHVV-RCQ

Alberto Pellai

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