Il mio Dio è così: Babbo!

XVII Domenica del tempo Ordinario – Assisi, 24 luglio 2022

Signore e creatore del mondo,
Cristo tuo Figlio ci ha insegnato a chiamarti Padre.
Le prime parole della preghiera colletta di questa Domenica sono brevi e tanto incisive; vanno dritto al cuore della predicazione terrena di Gesù. Parlandoci del Regno che viene e che è già vivo ed operante, il Maestro ci insegna a invocare Dio come Papà, Babbo, Padre nostro. Con la confidenza dei figli, con la piena consapevolezza di esserlo, con la gioia di chi è si sente profondamente e intensamente amato. Confidenza filiale, coscienza di essere figli e felicità viva di chi si sente amato: sono evidentemente le cose trasmesse da Gesù orante.

Mentre pregava Gesù è interrotto dai discepoli. Cosa hanno visto in lui, tanto da chiedergli spontaneamente che venga loro insegnato a
pregare? Gli chiedono l’insegnamento della preghiera mentre lo vedono coi loro occhi in preghiera. La luce che promana da Cristo in relazione col Padre
diventa chiara e trasparente nel Pater noster. In Luca più corto che in Matteo cinque domande anziché sette. Ma la tensione di chi si rivolge ad un Tu è la
stessa.

Cinque passi per giungere alla comunione con Dio, per respirare lo spazio esteso e vivificante della sua bontà. Il primo passo è riferito all’essenza, il nome di Dio. Si domanda al Padre che la sua bontà si espanda tra di noi: allora sarà santificato il suo nome. E subito dopo che la pace e la giustizia regnino sulla terra. A metà invocazione si passa dal piano della salvezza alla sua realizzazione pratica: materiale e spirituale, il sostentamento e la pace del cuore, il cibo quotidiano e il perdono quotidiano. Gesù così con questa preghiera, che non è una formula ma il modello e la sintesi di ogni preghiera, ci insegna a recuperare la vita solo se ritorniamo alla nostra fonte. L’uomo da orfano a causa del peccato ritorna a vivere da figlio; l’esule ritorna alla Terra promessa; lo sfiduciato riassaporare la gioia e la vita nuova.

Ci prepariamo a celebrare il Pane di Cristo, a spezzarlo come figli e a condividerlo come sorelle e fratelli con le parole di due mistici dei nostri tempi:

È difficile il mio Dio

Sconcertante per l’uomo che vuole misurarlo tutto,
per quanti vorrebbero imporgli una logica.
Ma il mio Dio sfugge a tutte le logiche e alle nostre misure.
Il mio Dio è così: meraviglioso e ineffabile, unico e sconcertante.
È l’essere ed è movimento.
È ciò che era e quello che sarà.
È tutto e niente è lui.
Il mio Dio è Colui in cui si crede senza vederlo,
che si ama senza toccarlo,
in cui si spera senza sentirlo,
si possiede senza meritarlo. (Juan Arias, Il dio in cui non credo)
Io credo all’evoluzione nella creatività di Dio e mi piace pensare che Dio prese
materiali dalle rocce per fare il mio corpo e disegni dai fiori per mettere assieme le mie cellule
nervose.
Ma quando pensò alla mia coscienza cercò il modello dentro di sé, nella sua vita
trinitaria, e mi face a sua immagine e somiglianza: comunicazione, libertà, vita eterna.
Tutto ciò significa fare un figlio, perché il figlio è vita della stessa vita del Padre, è
libertà della stessa libertà del Padre, è comunicazione per comunicare col Padre. (Carlo
Carretto, Padre mio mi abbandono a Te)

don Domenico Savio

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