Circoli Rigenerativi e Giustizia Restaurativa: gestire il conflitto in modo sempre più inclusivo ed equanime

Di ritorno da un weekend a Bergamo sulla Giustizia Rigenerativa e sulla introduzione di Circoli Rigenerativi nelle comunità, ho più che mai la profonda consapevolezza della urgente necessità, urlata da più parti sociali, della co-creazione di paradigmi culturali ed educativi totalmente diversi da quelli attuali.

Insieme a Marco e Giovanni, colleghi e audaci compagni di viaggio, abbiamo potuto osservare come questa rivoluzionaria modalità di cerchi dialogici, di osservazione e gestione del conflitto in modo rigenerativo, possa davvero cambiare radicalmente la modalità di vivere internamente il conflitto e quindi contribuire a cambiare la realtà esterna, quella realtà nella quale faticosamente ci stiamo, tutti, muovendo. E si parla appunto di REALTA’ non teoria, quella realtà che respiriamo in azienda, nella comunità di cui spesso inconsapevolmente siamo parte, quella realtà scolastica che permea i nostri figli.

Dominic Barter sta divulgando da anni la propria esperienza in 30 diversi paesi e l’Italia si sta ora affacciando a questa nuova rivoluzione. Sviluppati da Dominic Barter nelle baraccopoli delle favelas di Rio a metà degli anni 90, i Circoli Rigenerativi sono la prima pratica di Giustizia Restaurativa brasiliana riconosciuta a livello internazionale. I circoli Rigenerativi possono essere intesi come un approccio alla giustizia che cerca un risultato maggiormente ristorativo. Questo lo rende parte di un movimento sociale ampio di 𝐑𝐞𝐬𝐭𝐨𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐉𝐮𝐬𝐭𝐢𝐜𝐞, ossia di Giustizia Riparativa.

La Giustizia Rigenerativa ci chiede di osservare e gestire il conflitto in modo sempre più inclusivo ed equanime, andando al di là di qualsiasi ruolo: madre-figlia, manager-operaio, reo-vittima. Si lavora solo con e per l’essere umano, non per il ruolo che l’essere umano ricopre. Fra le tante frasi dette da Dominic Barter e che faccio mie, ne riporto una che, se riflettuta, dovrebbe insegnarci a vivere ogni conflitto con gratitudine:”𝑰𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒍𝒊𝒕𝒕𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒆’ 𝒖𝒏𝒂 𝒈𝒖𝒆𝒓𝒓𝒂, 𝒆’ 𝒖𝒏 𝒇𝒆𝒆𝒅𝒃𝒂𝒄𝒌 𝒂𝒅 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒊𝒕𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒎𝒖𝒕𝒂𝒕𝒂”

Eccomi, eccoci, qui con nuove consapevolezze e pronti a lavorare (instancabilmente), sempre e ancora, con e verso l’essere umano. Sorriso sempre

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