Gesù entra nella Sinagoga e si occupa di politica

Gesù entra nella sinagoga per fare la lettura tradizionale del giorno, e quella lettura gli consente di presentarsi come eterno messia di una folla diseredata, che non era neppure presente in quella assemblea.

Anche oggi vi sono i poveri, gli sfruttati, i prigionieri, in una misura ancora superiore al passato, nonostante il cosiddetto “progresso” delle nostre società. Gesù è messia anche oggi, anche oggi è l’atteso dalle genti, anche se non ne sono consapevoli. I cristiani che conoscono l’amore di Dio, comprendono di avere la vocazione di essere ministri di questo amore e artefici della liberazione dei più deboli. Tale compito si deve svolgere alla stessa maniera, con lo stesso metodo di Gesù: parole e azioni. Parola per denunciare il male e annunciare l’amore di Dio. Azioni, perché l’azione di Gesù, che sulla croce ha donato se stesso, si rinnovi nel servizio concreto che i cristiani rendono ai fratelli.La fraternità con gli uomini, la ricerca di una giustizia sempre più vera che lenisca i dolori dei poveri, non sono atteggiamenti facoltativi per i cristiani.

Purtroppo ci sono cristiani che pensano che la comunità cristiana non debba occuparsi di problemi sociali, di politica, di giustizia. Queste persone sbagliano e confinano la fede in un ambito privato. Una fede che si disinteressa della sofferenza degli ultimi, non corrisponde a quella desiderata da Gesù. La messa domenicale deve sempre rinnovarci nelle nostre convinzioni di giustizia e solidarietà, in modo che vediamo le cose come le vede Dio e non restiamo con le mani in mano. Buona domenica!

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