Essere cristiani significa essere attori protagonisti

In franco provenzale crétin (o créstin) [dal francese chrétien e latino christianus] era un modo di dire non malizioso, che paragonava le sofferenze da “poveri cristi” di gente di montagna a quelle di Cristo. Ancora oggi molti invitano i cristiani a limitarsi alle cose ‘del cielo’, lasciando quelle ‘della terra” a chi ha già “le mani in pasta”. È triste notare che persone che si dicono cattoliche la pensano allo stesso modo e se la prendono con papa Francesco, che invece sulle cose di questo mondo ha molto da dire, con ragione: il dramma dei migranti, l’ambiente, la guerra, il traffico delle persone, la litigiosità dei politici… Ma così – è la critica – troppo impegnato a parlare di tante questioni aperte, non guarda in alto, al sacro, al «trono di Dio». Ma essere cristiani non significa essere ingenui. È vero, il cristiano è chiamato ad «alzare gli occhi e levare il capo» (cfr Lc 21,28), a essere nel mondo senza essere del mondo, a cercare le cose di lassù, a «farsi un tesoro nei cieli», a «cercare il regno dei cieli e la sua giustizia», ecc., ma anche ad abitare il mondo con responsabilità e audacia.

Anzi. È proprio da chi gli dà il nome, Cristo, che il cristiano impara a vedere tutta la persona in quanto tale, senza pregiudizi su nazionalità, sesso, religione. Anche se, in effetti, ha un occhio privilegiato per gli «scarti», i poveri, gli sfruttati, gli stranieri, i migranti, i disprezzati, quelli che non contano e sono solo percentuali anonime nelle statistiche.

Per il cristiano la persona non è un numero in un database, ma un volto, un nome e una storia, una vita amata da Dio. Tutto questo ci spinge ad essere attori della storia, non spettatori, attori che partecipano alla costruzione di un mondo migliore, che non è nostra proprietà, ma ci è stato affidato in custodia.

Per questo chi crede difende la libertà di coscienza, sua e degli altri. Nel mondo che cambia oggi la maggioranza decide che l’aborto è legale, l’eutanasia possibile, il divorzio una cosa normale, la guerra un mezzo legittimo, la prostituzione un lavoro come un altro, il matrimonio…, ma lui, rispettando tutti, continuerà a rifiutare aborto ed eutanasia, a credere che la prostituzione è sfruttamento, che la guerra non porta la pace… E rimarrà convinto che il riposo domenicale è necessario per lo spirito, ma serve anche al ‘bene-essere’ di tutta la persona; e che ciascuno vale per quel che è e non per ciò che ha; che l’ambiente e le sue risorse sono bene comune; che la scienza non è contro la fede, ma una compagna che aiuta a scoprire la profondità della sapienza di Dio nell’uomo e nel creato. È vero, non sempre i cristiani sono coerenti con quello che predicano. Non essendo cretini, sanno bene di essere deboli e fragili come tutti gli umani, ma non per questo rinunciano a testimoniare quello in cui credono, per il quale molti ancora pagano di persona.

Don Erminio Villa

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