Il giorno del Signore nel presente dell’uomo

Questa domenica è la penultima dell’anno liturgico. La sensazione di qualcosa che si avvia alla fine appare anche nella parola di Dio del giorno. Nel Vangelo Gesù spiega gli avvenimenti che dovranno realizzarsi alla fine o meglio al compimento della storia umana. Questa pagina è tratta dal “discorso escatologico”, che occupa tutto il capitolo 13 di Marco. Il cuore di questo discorso è l’annuncio della venuta del Figlio dell’uomo per riunire tutti gli eletti.

             Nella prima lettura anche Daniele preannuncia la fine dei tempi, o il tempo della fine , risurrezione e la salvezza finale del popolo di Dio. Più concretamente, in un momento difficile per Israele, il profeta invita i suoi concittadini alla speranza. E’ li che per la prima volta nell’Antico Testamento si parla espressamente di risurrezione dei morti: “molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia  eterna”. La morte, in questo brano, è assimilata al sonno dal quale ci si può risvegliare. Ma poi il profeta si interessa solo di quelli che sono candidati alla vita piena ed immortale presso Dio. Questi sono i “saggi”. Questo brano, quindi, ci invita alla saggezza che ha come principio il timore di Dio. Si tratta concretamente di impegnarsi all’osservanza dei comandamenti di Dio riassunti nella carità. Per esprimere la condizione finale dei “saggi”, chiamata poco prima “vita eterna”, l’autore ricorre a un linguaggio simbolico molto suggestivo: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento, risplenderanno come le stelle per sempre”.

             Appare chiaro che la storia cammina, sotto la guida di Dio, verso un termine ben determinato. E la storia ha, per così dire, due principali protagonisti: Dio e l’uomo. Il ritorno del Figlio dell’uomo in potenza e maestà non significa in alcun modo la vendetta. Dio non abbandona mai la strada dell’amore per sostituirvi quella della vendetta. Il trionfo del Figlio dell’uomo sarà la dimostrazione che l’amore è potente e vittorioso.

             Il discorso di Gesù, questa domenica, è perciò caratterizzato da un forte richiamo, da parte dei credenti, all’attesa e vigilanza. Il problema non è quando, ma il farsi trovare pronti. Non si tratta di sapere “come” deve comportarsi il cristiano nell’attesa. Comunque, bisogna sempre ricordarsi che ogni instante è tempo KAIROS ( favorevole ) in cui si deve prendere decisione e dare una risposta positiva a Dio. Poiché in ogni avvenimento del presente si gioca il futuro. Si tratta più concretamente di vivere le virtù teologali di fede speranza e carità, pensando che ci sarà un giudizio o rendimento di conto finale.

Don Joseph Ndoum        1lettura Dn 12,1-3 dal Salmo 15 2ª lettura Eb 10,11-14.18 Vangelo Mc 13,24-32

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