Grande è chi si fa servo di tutti

Nella prima parte del vangelo di Marco (Cap.1-8), Gesù impone il silenzio riguardo ai suoi gesti prodigiosi; e in particolare impedisce agli spiriti immondi di rivelare la sua identità nascosta di Figlio di Dio. Nella seconda parte, che inizia con la confessione di fede messianica , da Pietro a nome di tutti, a Cesarea di Filippo, egli impone ai suoi discepoli di non parlare di lui a nessuno (cf.Il vangelo di domenica scorsa). L’ordine di tacere imposto da Gesù è dettato dal desiderio di fare entrare i discepoli in un’altra prospettiva circa il destino del Figlio dell’uomo: “Il Figlio dell’ uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni risusciterà.”

Questo secondo annuncio del mistero pasquale colpisce per la sua essenzialità. Il protagonista è ancora il Figlio dell’ uomo, che nella tradizione evangelica designa sempre Gesù, quel rappresentante davanti a Dio del destino dei suoi fratelli umani. La formulazione passiva (“sta per essere consegnato”) e in forma impersonale (“Lo uccideranno”) rimanda all’iniziativa divina che guida e controlla la storia. Cioè il destino del Figlio dell’uomo consegnato nelle mani degli uomini sta ineluttabilmente nelle mani di Dio. Questo annuncio profetico ricalca lo schema della passione del giusto di cui si parla nella prima lettura dal libro della Sapienza. Egli è esposto agli insulti degli empi, ma Dio prende sempre cura di lui.

Questo tema corrisponde con il dramma spirituale del “servo del Signore” di Isaia Gesù ripercorre quindi le tappe della passione del giusto che affida la sua causa a Dio. “Di che cosa discutevate per strada?” Lungo la via avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Gesù spiega che la strada del discepolo non può essere diversa da quella del Maestro e precisa le ruvide esigenze della sequela: non basta fare la strada con lui, bisogna caricarsi, oltre che la croce, anche della sua scala dei valori, che costituiscono un capovolgimento radicale delle posizioni e delle precedenze mondane

“Se uno vuol essere il primo, dovrà farsi ultimo di tutti e servo di tutti“. L’esempio più significativo i discepoli l’hanno sotto gli occhi: Gesù è il primo che si è fatto ultimo e servo.”chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome accoglie me“. Viene qui sottolineata l’eminente dignità del bambino, quel modello di spontaneità , naturalezza, semplicità , assenza di complicazioni, condizioni indispensabili per entrare nel Regno di Dio. Il bambino simboleggia anche le realtà più insignificanti agli occhi del mondo, tutto ciò che si trova in una situazione di inferiorità. Gesù, perciò, si identifica con chi è irrilevante, debole, indifeso, bisognoso di assistenza. Questa scena si accosta a quella del giudizio universale descritta da Matteo (25 , 31 – 46). Si tratta in fine dei conti di stabilire chi ha diritto di precedenza nella nostra ospitalità e di stare attenti ad onorare e ad amare i “grandi” secondo Dio : cioè coloro che sono piccoli e nei quali Lui si identifica.

Don Joseph Ndoum

                                                                       Prima l. Sapienza 2,12.17-20 dal Salmo 53/54 Seconda l. Giacomo 3,16 – 4,3 Vangelo Marco 9,30-37

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