L’intreccio: meglio avere a che fare con la camorra vestita da camorra, che con chi, sedendo negli alti banchi di Governo e Parlamento tradisce il suo mandato

Ho sperato e pregato che fosse innocente. Ho sperato che Nicola Cosentino, con quel feroce e fetido intreccio tra camorra, rifiuti, politica e tanto denaro, non c’entrasse niente. Purtroppo non è stato così. E in tantissimi, con immensa tristezza, ancora una volta, dobbiamo prendere atto che i peggiori nemici della nostra terra e della nostra salute, oltre a quelli che maneggiano le armi, sono quelli che impugnano la penna. Per chi, come noi, non si pone traguardi partitici, ove la sconfitta dell’uno sta a significare la vittoria dell’altro, ma si ostina a guardare le cose con uno sguardo, se volete, ingenuo, del cittadino che vuole solo contribuire al vero bene comune, la conferma in appello della condanna di Nicola Cosentino, è una vera fitta al cuore.

E col pensiero andiamo agli anni passati, quando i fetori e lo squallore delle immondizie giacenti dappertutto, facevano montare la rabbia e la paura, la camorra tagliava le gambe a chiunque intendesse impegnarsi per apportare un miglioramento, i morti ammazzati per le strade terrorizzavano gli onesti. Dove guardare se non ai Palazzi dove dovrebbero entrare solo chi è al di sopra di ogni sospetto di complicità con le forze del male?

Sapere oggi che Cosentino, già sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore regionale del Pdl Campania, con quel ‘Clan dei casalesi’, potente e sanguinario nemico nostro e dello Stato, ci andava a braccetto e faceva affari, per noi è sconvolgente. Un altro giorno a lutto. Dalla camorra che opera nell’ombra e l’ombra addensa in qualche modo possiamo anche difenderci; molto più difficile farlo con chi di giorno si dice amico nostro e del vivere civile e di notte ci pugnala.

La condanna in appello di Nicola Cosentino, è davvero triste e deludente. Sconsolati, ci chiediamo con chi abbiamo avuto a che fare in questi anni, a chi abbiamo stretto le mani e chiesto impegno, a chi abbiamo affidato parte dei nostri destini. Sconfortati e depressi ci domandiamo a chi interessa davvero la nostra storia, le nostre terre, le nostre vite.

Pochi giorni fa, 17 sindaci dell’Agro Aversano hanno chiesto al presidente Draghi di «far diventare i roghi tossici un’emergenza nazionale». Richiesta giusta già fatta tante volte e sempre rimasta disattesa. Un’elementare riflessione però a riguardo si impone. Com’è possibile che il disastro ambientale campano trovi attenzioni e soluzioni a livello nazionale se a livello regionale è scomparsa sotto gli occhi di tutti e, salvo poche eccezioni, tra il silenzio di tutti, finanche della Commissione sulla ‘terra dei fuochi’?

A Napoli, si è aperto qualche giorno fa il G20 sul riscaldamento ambientale e la transizione energetica. Vedremo che cosa questi ‘grandi’ della Terra decideranno, anche se qualcosa possiamo già immaginarlo. Sarebbe bene, però, se i partecipanti potessero ricordare quel ‘fiume in piena’ che nel novembre del 2014, raccolse oltre centomila persone in piazza del Plebiscito che gridavano il proprio malessere e la propria paura per il dramma dell’ambiente malsano che stava, e sta, uccidendo i loro figli. Uno strazio che continua.

Il primo messaggio di ieri mi è arrivato alle quattro del mattino. Matteo, giovanissimo papà, ricoverato per una brutta leucemia, non dorme, non può dormire. La paura e il dolore lo tengono in ansia. Sa di dover combattere una battaglia dura e dai risultati incerti. Implora di non essere lasciato solo. Fatima, invece, la nostra cara, bella Fatima, è stata trasportata a Roma, all’ospedale Bambin Gesù. Non ha ancora 15 anni e vuole vivere. La lotta contro il cancro che la consuma è ardua. Il timore di essere contagiati dal Covid-19 ha fatto passare in secondo piano l’antico dramma ambiente-salute. A distanza di più di un anno, ne vediamo le conseguenze. E ora abbiamo quest’amaro in bocca. Chi avrebbe dovuto proteggerci, e, da galantuomo, dare la vita per noi, ci aveva venduti al nostro peggior nemico. Meglio, mille volte meglio, avere a che fare con la camorra vestita da camorra, che con chi, sedendo negli alti banchi di Governo e Parlamento tradisce il suo mandato. Sono un prete. Prego anche per Nicola Cosentino e per tutti i politici corrotti, collusi e condannati. E prego per la mia terra e la mia gente.

Maurizio Patriciello.

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