L’educazione Sessuale a scuola: tuttora un tabù

I media continuano a parlare di stupri e violenze sessuali di cui spesso sono vittime soggetti giovanissimi. C’è un’emergenza educativa e oggi vi chiedo di dedicare cinque minuti di riflessione a questo tema. Se non li avete non proseguite la lettura del post, ma se siete genitori di figli preadolescenti, ma anche più piccoli credo che queste parole siano importanti per voi e vi possano aiutare a fare riflessioni importanti per la vita dei vostri figli. Vorrei anche che questo dibattito si ampliasse il più possibile, che voi commentaste questo post e lo faceste commentare ad altri adulti, genitori, docenti, educatori.

Introduco il tema con un breve estratto dal libro “Accendere il buio, dominare il vulcano”: “L’intesa sessuale” è un aspetto che riguarda a 360° i soggetti che si coinvolgono in una relazione connotata sessualmente. Quella intesa richiede la capacità di “sintonizzarsi” sull’altro e con l’altro. Ecco perchè la sessualità diventa un dispositivo estremamente delicato e fragile quando uno dei due partner pensa di potervi entrare by-passando questa caratteristica. Sintonizzarsi con l’altro non comporta, infatti, semplicemente far comunicare i corpi fino al raggiungimento reciproco del piacere (l’orgasmo condiviso resta un’esperienza che dovrebbe essere raggiunta dalla coppia nel momento dell’atto sessuale) bensì mettere alla base della relazione dimensioni che vanno oltre il corpo e che rappresentano pre-requisiti per la felicità sessuale di entrambi.

Nelle attività di educazione sessuale rivolte ai ragazzi e alle ragazze in adolescenza questo è un aspetto che viene contemplato come fondamentale: li si aiuta a comprendere che c’è una enorme differenza tra fare sesso e fare l’amore e che quest’ultimo richiede che tra i due partner coinvolti le premesse del rapporto siano basate su rispetto, responsabilità ed empatia.

Sono probabilmente queste le tre parole chiave per fare sì che la sessualità sia sempre un’occasione che permette di accedere al territorio del piacere senza mai sfiorare quello del disgusto, emozione che – di rimando – fa la sua comparsa quando invece esse vengono disattese o considerate superflue”. (tratto da Accendere il buio, dominare il vulcano. Come trasformare le emozioni negative in preziose alleate”, Mondadori ed.)

I media in queste settimane continuano a parlarci di uomini che diventano predatori sessuali. Fanno sesso, trattando la vittima come una bambola di plastica, spesso stordendola con sostanze psicotrope. Come se quella persona fosse un corpo senz’anima, un prodotto da prendere e consumare e da obbligare poi al silenzio. Violenza, possesso, consumo sono parole che non dovrebbero avere niente a che fare con la parola sessualità. E che trasformano il sesso in reato. Considerare la sessualità sconnessa dal sentimento, dalla relazione, dall’emozione significa spingerla nel territorio della predatorietà e della pulsionalità cieca: a quel punto si può fare ciò che si vuole senza occuparsi e preoccuparsi di ciò che vuole e sente l’altro. Si sente spesso parlare di intesa sessuale, come se fosse qualcosa che ti permette di raggiungere il massimo del piacere attraverso l’atto sessuale. Ma l’intesa sessuale è qualcosa di completamente diverso.

Nel libro “Accendere il buio, dominare il vulcano” un intero capitolo è dedicato a questi temi, che ho approfondito anche in “Tutto troppo presto” (De Agostinie ed.) un libro dedicato a comportamenti quali sexting, adescamento e abuso di pornografia che avvengono sempre prima nella vita dei nostri figli. La sessualità è una delle dimensioni della vita che più va curata ed educata fin dall’età più precoce. Ma noi genitori la trattiamo come un “non tema”: non ce ne occupiamo, la lasciamo nel silenzio, spesso non pensiamo che si tratta di qualcosa di cui siamo profondamente responsabili. I nostri figli imparano la sessualità nella pornografia, un territorio dove vedono fare sesso estremo e violento, senza alcun rispetto dell’altro, spesso con modalità che nella vita reale rappresenterebbero un reato. Violenze e stupri arrivano negli schermi dei nostri figli come se fossero modalità possibili di esercizio della sessualità. Come se l’altro fosse una bambola di cui disponi “ a tuo piacere”.

Di fronte a tutto ciò, troppi tuttora continuano a pensare che fare educazione sessuale a scuola sia pericolosa, perché di questo tema si deve occupare solo la famiglia. Invece questo è un tema di cui si deve occupare l’intera società. Che invece resta in silenzio, genera un deserto educativo e poi è costretta a denunciare i predatori sessuali e la violenza di genere (tra l’altro spesso in modo morboso, come succede in moltissime trasmissioni televisive di approfondimento). C’è da proporre un totale ribaltamento del modo in cui si parla di sessualità a chi cresce. Nei libri che ho dedicato a questo argomento, personalmente ho sempre cercato di fornire un’analisi attenta e originale e strumenti per parlare con chi cresce, partendo dal fatto che si può entrare nel territorio della sessualità dalla porta dell’eccitazione oppure dalla porta dell’intimità. Nel primo caso si fa sesso, nel secondo si fa l’amore.

E oggi quasi nessuno insegna a differenziare queste due cose. Il dibattito è aperto. Se volete e potete, condividete questo messaggio. Noi genitori dove siamo, che cosa vogliamo? Davvero pensiamo che di fronte a tutto ciò, l’educazione sessuale a scuola rappresenti un pericolo?

Alberto Pellai

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