Chi vince non sa cosa si perde

È la storia più vecchia del mondo, come se questo si possa dividere tra chi vince e chi perde. Chi deve stare su con la testa e chi deve abbassarla. Nel calcio questa linea di demarcazione è troppo netta, troppo, soprattutto nell’identità “trofeistica” su cui gli allenatori e i calciatori devono modellare il proprio club di appartenenza. Si è perché si vince, altrimenti non si finisce nelle bacheche social degli appassionati di calcio, sui tabloid, negli articoli. E il brand non cresce. Vincere sempre e comunque, lo dico, è diventato una noia mortale. Pensate che chi perda inizialmente sia sceso in campo per vincere meno preparato di chi poi effettivamente ha vinto?

Andiamo sul concreto. Pep Guardiola ha perso la finale di Champions con il suo Manchester City, il tutto contro un ottimo Chelsea che in finale ha giocato una sorta di partita perfetta. Durante la premiazione sono state consegnate le medaglie alle squadre, ovviamente d’argento per quella arrivata seconda. Di solito queste medaglie vengono messe e tolte dal collo in mezzo secondo, nessuno vuole un cimelio che gli ricordi di essere arrivato secondo. Tutti, tranne appunto Pep Guardiola. Quello che probabilmente è il miglior allenatore della storia del calcio – ad oggi – prende la sua medaglia d’argento e la bacia, ringraziando il calcio. Ma non solo, è il gesto di chi ringrazia la sconfitta.


“La sconfitta mi stimola di più, quando vinci non c’è niente di nuovo da imparare” disse una volta il suo maestro, Marcelo Bielsa. Guardiola bacia l’idea che lo ha portato a quel momento, a quella finale, anche a vivere l’emozione di una sconfitta. Bacia il percorso che è stato e che sarà, bacia gli eventuali errori che avrà fatto, forse si e forse no. Dire che importi il viaggio più della destinazione ormai è diventato riduttivo, anche perché Guardiola in 12 anni da allenatore ha vinto 30 trofei, direi non pochini. Però il rispetto della sconfitta deve aumentare. Perdere non significa perdere, forse perdere vuol dire solo che ha vinto qualcun altro. “Vincere è l’unica cosa che conta”. Ma fatemi il piacere.

Matteo Rossi

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